Somalia: un’elezione per uscire del caos

09 Febbraio 2017
(foto: Onu)

Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, è il nuovo Presidente della Somalia. L’8 febbraio ha raccolto la maggioranza dei voti in quelle che vengono considerate le prime elezioni a partecipazione allargata (seppur non ancora democratica) nel paese da cinquant’anni. La Somalia vive da decenni in condizioni difficilissime: attraversata da un’instabilità ormai endemica, dalla caduta del regime di Siad Barre nel 1991 non ha un governo centrale pienamente efficiente, mentre le traballanti istituzioni somale sono sostenute principalmente dalle forze dell’Unione africana Amisom, composte da oltre 22mila soldati, poliziotti e funzionari. Cinque anni fa queste sono riuscite a liberare la capitale Mogadiscio dagli al–Shabaab, la potente formazione terroristica che da allora ha ripiegato nella zona meridionale del paese al confine con il Kenya ma continua a tiranneggiare la popolazione. Le nuove tecniche di guerriglia e i continui attacchi perpetrati dagli jihadisti rendono infatti quasi impossibile garantire la sicurezza in vaste aree del paese, compresa la capitale.

A queste precarie condizioni politiche si somma una crisi umanitaria spesso dimenticata dagli osservatori internazionali: un milione di sfollati somali hanno dovuto abbandonare le zone del paese in mano alle milizie jihadiste. Inoltre, nel vicino Yemen, dall’altra sponda del Golfo di Aden, la guerra non sembra fermarsi e sta producendo migliaia di rifugiati che si fermano in Somalia come prima tappa prima di provare a ripartire verso l’Europa. Anche se il risultato delle elezioni rappresenta per molti un fattore di cambiamento, la Somalia appare ancora intrappolata in una serie di crisi interne e regionali molto difficili da risolvere.

 
Lorenzo Simoncelli 
La Stampa
 
 
Enrico Casale 
Africa Rivista
 
 
Enzo Nucci 
Rai
 
 
Mattia Grandi 
Ricercatore indipendente, Ph.D. Sant’Anna