Referendum in Turchia: l’ultimo passo di Erdoğan

12 Aprile 2017
(foto: Deutsche Presse–Agentur)

Il prossimo 16 aprile i cittadini turchi sono chiamati alle urne in quello che sembra uno degli appuntamenti più importanti e controversi della storia recente della Turchia: un referendum che potrebbe trasformare il paese in una Repubblica presidenziale, introducendo la riforma costituzionale voluta dal presidente Recep Tayyip Erdoğan. La posta in gioco è il futuro assetto politico del bastione orientale della NATO, poiché il risultato della consultazione potrebbe sbilanciare il sistema di checks and balances istituzionali sul quale il paese si è retto sinora. La Turchia che si appresta ad andare al voto si presenta profondamente instabile, sia dal punto di vista economico che da quello socio–politico. Il tentato golpe del luglio scorso, con l’ondata di epurazioni negli apparati civili e militari che ne è conseguita, ha contribuito a creare un clima di repressione del dissenso e a dare una definitiva spallata agli storici rapporti di forza interni, che vedono oggi le forze armate subalterne alla leadership civile, rovesciando il modello di Atatürk. Allo stesso tempo, il governo è alle prese con una lotta senza quartiere su tre fronti: il movimento di Fethullah Gülen, i curdi del Pkk e lo Stato islamico. L’esito ancora incerto del referendum costituirà uno snodo fondamentale per comprendere se Erdoğan riuscirà a ottenere alla fine anche de jure un controllo sulle istituzioni già di fatto conquistato, compiendo così un ultimo, e forse definitivo, passo nella propria ascesa.

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Infografica
 
 
Valeria Talbot
ISPI
 
 
Lea Nocera
Università di Napoli, L’Orientale
 
 
Stefano M. Torelli
ISPI
 
 
Francesco Pongiluppi
Università La Sapienza
 
 
Vittorio Da Rold
Il Sole 24 Ore
 
 
Carlo Frappi
Università Ca’ Foscari e ISPI
 
 
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