La minaccia terroristica

Rapporto ISPI e sondaggio ISPI–Rainews realizzato da IPSOS
21 Giugno 2017
Qual è la percezione degli italiani verso la minaccia terroristica? Secondo l’opinione pubblica quante sono le vittime degli attacchi terroristici in Occidente e qual è l’origine dei terroristi coinvolti? Infine, cosa si dovrebbe fare per far fronte all’attuale minaccia di attentati in Europa? Queste sono alcune delle domande del sondaggio – commissionato da ISPI e Rainews24 e realizzato da IPSOS – per rilevare l’opinione degli italiani in merito alla loro percezione della minaccia terroristica e alla sua gestione da parte del governo. La rilevazione, l’undicesima di una serie iniziata a fine 2014 e proseguita con cadenza trimestrale, è stata promossa in concomitanza con l’uscita del Rapporto ISPI“Jihadista della porta accanto. Radicalizzazione e attacchi jihadisti in Occidente” curato da Lorenzo Vidino, Francesco Marone e Eva Entenmann. Dopo Washington, il Rapporto viene presentato anche a Roma e Milano.
La più grave minaccia per l’Italia: ancora la crisi economica
Per gli italiani la crisi economica rimane di gran lunga la minaccia più rilevante. Le preoccupazioni dell’opinione pubblica rimangono sostanzialmente le stesse rispetto a sei mesi fa, con la questione dell’immigrazione al secondo posto, la diffusione di ideologie e movimenti di stampo populista al terzo e solo al quarto la minaccia terroristica. Curiosamente quest’ultima, dopo aver raggiunto un picco (26%) nel dicembre 2015 poche settimane dopo i primi attacchi compiuti dai jihadisti a Parigi, è tornata nella percezione generale ai livelli del 2014 quando lo Stato Islamico (IS) di al–Baghdadi era stato appena fondato ma non aveva ancora compiuto o rivendicato attentati in Europa e Occidente.
 
 

Qual è la minaccia più grave per l’Italia?
 

La forza dell’IS: una minaccia crescente
Una percentuale molto superiore di italiani percepisce la minaccia di attacchi terroristici di IS come molto più forte rispetto all’anno precedente. Questo dato sembra contraddire quanto emerso nella prima domanda che fa riferimento a una minore preoccupazione generale relativamente alla minaccia terroristica in Italia se paragonata ad altre questioni. Un risultato ambivalente che può essere forse spiegato da un “effetto assuefazione” alla minaccia terroristica (non rappresenta più una novità), anche se la potenza di IS è percepita in crescita. Una seconda interpretazione farebbe pensare al fatto che IS sia vista come una minaccia più forte a livello globale ma non particolarmente per l’Italia ove, in effetti, non ha avuto la capacità di mettere in atto attentati paragonabili a quelli in altri paesi. Inoltre va ricordato che la rilevazione del 2016 (dicembre) era avvenuta dopo un periodo di assenza di attentati su suolo europeo e prima dell’attacco a Berlino del 24 dicembre.
 
 
 
Rispetto all’anno scorso la minaccia terroristica dell’IS è più o meno forte?
 
Le principali cause degli attacchi terroristici
Gli italiani non sembrano avere un giudizio unanime sulle cause di questo fenomeno. D’altronde neppure gli studiosi sono attualmente in grado di dare un giudizio concorde sulle ragioni che stanno alla base della violenza di matrice jihadista. Una parte importante dell’opinione pubblica sembra propendere verso cause che rimandano al fallimento del processo di integrazione di parte delle comunità islamiche all’interno dei nostri paesi soprattutto a causa di motivazioni sociali o identitarie. Un’altra parte sembra invece puntare l’indice verso un Islam radicale che ha deciso di muoverci guerra, mentre un’altra ancora percepisce il fenomeno come meramente reattivo attribuendo la colpa alle numerose azioni militari occidentali che negli ultimi decenni hanno colpito il Medio Oriente.
 
 

Da cosa sono determinati soprattutto i recenti attacchi terroristici in Europa?
 
Il numero di vittime causate dal terrorismo: la percezione supera la realtà
Il 70% degli italiani pensa che il numero delle vittime per terrorismo in Occidente sia molto più alto del dato reale. Una gran parte dell’opinione pubblica sembra quindi sopravvalutare questi numeri. I dati raccolti dalla ricerca pubblicata all’interno del recente rapporto ISPI “Jihadista della porta accanto. Radicalizzazione e attacchi jihadisti in Occidente” indicano chiaramente che il numero di morti è stato inferiore a 400. Bisogna infatti ricordare anche che gli attentati terroristici colpiscono in gran misura soprattutto Africa e Medio Oriente. Nel 2015 (il dato completo più recente fornito dal Global Terrorism Index) i cinque paesi con il maggior numero di vittime del terrorismo sono infatti l’Iraq, l’Afghanistan, la Nigeria, il Pakistan e la Siria. Insieme, questi cinque paesi contano il 72% di tutte le morti per attacchi terroristici di quell’anno.
 
 
Secondo lei, da quando è nato l’IS (giugno 2014),
quante sono le vittime degli attacchi terroristici in Occidente?
 
L’origine dei terroristi coinvolti: sovrastimato il ruolo di migranti e rifugiati
La maggior parte dell’opinione pubblica tende a sovrastimare il ruolo degli immigrati irregolari o dei richiedenti asilo nel compiere attentati su suolo occidentale. In effetti solo l’11% di chi ha compiuto attacchi dal 2014 rientra in queste categorie, mentre il 46% dell’opinione pubblica pensa che la quota sia superiore. Il 23% di questi ritiene che sia addirittura oltre il 40%. Come affermato nel Rapporto ISPI risulta chiaramente (grafico a destra) che la gran parte degli attentati sia stata compiuta in questi anni da persone che avevano già la cittadinanza del paese bersaglio. 
 
 
 
Secondo lei, da quando è nato l’IS (giugno 2014),
quanti terroristi coinvolti in attacchi in Occidente sono immigrati irregolari o richiedenti asilo
che vivono nel nostro paese?
 
Che cosa fare? Solo un italiano su quattro per la sospensione dei diritti
Nonostante la percepita gravità del fenomeno, solo una minoranza, il 26%, sarebbe disposta a sospendere alcuni diritti civili pur di attuare maggiori controlli presso le comunità islamiche. Mentre il 20% pensa che sia fondamentale bloccare l’immigrazione, addebitando erroneamente ad essa (si veda domanda precedente) la maggior responsabilità degli attacchi. Un’altra parte (11%) chiede un impegno militare più deciso. La maggior parte delle risposte rimane comunque a favore di una estesa azione culturale di prevenzione alla violenza che coinvolga istituzioni educative, media e società civile. 
 
 
Cosa si dovrebbe fare per far fronte all’attuale minaccia di attentati in Europa?
 
Il governo e l’allerta terrorismo: bene anche se in flessione
Gli italiani appaiono ancora soddisfatti di come il nostro governo stia gestendo l’allerta terrorismo e, complessivamente, una maggioranza assoluta di essi (il 53%) pensa che l’esecutivo stia facendo abbastanza o molto bene. Tuttavia il dato risulta in calo relativo rispetto all’ultima rilevazione. Ciò è forse dovuto ai primi e più recenti casi di terroristi con cittadinanza italiana (l’attacco alla stazione Centrale di Milano e l’italo–marocchino coinvolto in quello di Manchester). 
 
 
 
Come valuta la gestione dell’allerta terrorismo da parte del governo italiano?