Gentiloni e Gozi in ISPI: il ruolo dell'Italia nel futuro dell'Ue

06 May 2015

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Europei, Sandro Gozi, sono intervenuti alla conferenza “Una visione italiana per il futuro dell’Europa” organizzata dall'ISPI in occasione della presentazione in Parlamento della Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea. Al centro del dibattito la necessità di rilanciare il processo di integrazione politica dell’Ue per far fronte alle crisi attuali, a cominciare della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, e la riflessione sugli esiti del semestre di presidenza italiana. All'evento, moderato da Giancarlo Aragona, presidente ISPI, hanno partecipato anche Franco Bruni, Università Bocconi e vicepresidente ISPI; Maurizio Ferrera, Università degli Studi di Milano e consigliere scientifico ISPI; Marco Tronchetti Provera, presidente Pirelli; Giuseppe Vita, presidente Unicredit.

Aprendo i lavori della conferenza, il ministro Paolo Gentiloni ha affermato che la visione italiana per il futuro dell’Europa trova fondamento nella lunga tradizione europeista del nostro paese ma l’europeismo degli italiani non può più essere dato per scontato. E’ giusto quindi, ha proseguito il ministro, interrogarsi sul futuro dell’Europa per trovare nuove energie e superare la frustrazione per le lentezze del processo d’integrazione. Affinché l’Unione possa occupare lo spazio che gli spetta nel nuovo ordine mondiale in formazione, è necessario un maggior impegno da parte di tutti gli attori coinvolti per trovare soluzioni condivise alle situazioni di maggior incertezza e far guadagnare all’Ue, giorno dopo giorno, il consenso della sua opinione pubblica.

 

Secondo il sottosegretario Sandro Gozi, l’Unione necessita di un maggior senso di urgenza e di lungimiranza per competere alla pari con gli altri attori internazionali e impostare un solido progetto politico capace di contenere le spinte euroscettiche. Servono quindi obiettivi ambiziosi e nuove alleanze capaci di creare quella massa critica grazie alla quale passare dall’”Europa delle regole” all’”Europa delle politiche”.

 

Sono due gli aspetti che Marco Tronchetti Provera pone come fondamentali per dare nuovo vigore al processo d’integrazione europeo. Sul fronte economico, il presidente del gruppo Pirelli segnala la necessità e l’urgenza di un maggior impegno per aumentare gli investimenti, sia europei che stranieri; sul fronte politico Tronchetti Provera indica la scarsa capacità delle istituzioni europee di ascoltare e rispondere concretamente alle esigenze dell’opinione pubblica come il più grave tra i problemi che l’Ue dovrà risolvere per poter progettare il proprio futuro.

 

Ripartire con un sistema che consenta a un gruppo ristretto di nazioni di farsi capifila di un’unione politica europea è la proposta avanzata da Giuseppe Vita per il futuro dell’Europa. Ricordando che l’Ue è già un’unione a velocità variabile su molti fronti, il presidente di Unicredit ha evidenziato come una maggiore integrazione politica possa permettere un’azione europea più efficiente nell’ambito di tematiche centrali per il proprio sviluppo futuro quali la politica estera e di difesa.

 

Al termine della conferenza, il presidente dell’ISPI Giancarlo Aragona ricorda in questo video l’importanza che dibattiti sul futuro dell’Europa possono avere per contrastare la disaffezione delle opinioni pubbliche e proporre soluzioni concrete alle debolezze del progetto europeista. L’auspicio, sottolinea l’ambasciatore Aragona, è che le idee e la passione che sono emerse nel corso dell’incontro possano servire al governo italiano per contribuire da protagonista alla costruzione del futuro dell’Europa.

 

A margine della conferenza, Franco Bruni, docente Bocconi e vice presidente ISPI, ricorda come il quantitative easing rappresenti una grande opportunità per l’economia europea e italiana. Sebbene gli effetti quantitativi siano ancora incerti, il merito della misura introdotta dalla Bce due mesi fa consiste nell’aver creato una situazione di respiro dal punto di vista monetario della quale l’Italia può approfittare con riforme solide e strutturali.

 

Pur giudicando positivamente il lavoro svolto durante il semestre di presidenza italiana sui temi dell’occupazione e delle politiche sociali, Maurizio Ferrera, docente all’Università degli Studi di Milano e consigliere scientifico ISPI, non manca di segnalare alcune lacune. Nell’intervista realizzata a margine della conferenza, il professor Ferrera evidenzia anche come i progressi ottenuti dal governo italiano su alcune riforme sociali importanti, dal mondo del lavoro a quello della scuola, possano avere un impatto molto positivo sullo standing del nostro paese in Europa spesso limitato a causa di una scarsa credibilità riformatrice.

 

In occasione del discorso di chiusura del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, l'ISPI ha pubblicato un dossier dove diplomatici, studiosi e funzionari delle istituzioni comunitarie hanno delinato un primo bilancio su quanto è stato fatto per raggiungere gli obiettivi che il premier Renzi aveva indicato nel programma del semestre, in particolare una maggiore attenzione verso i temi della crescita e della gestione dei conflitti alle porte dell’Europa.

 

Nel sondaggio condotto a fine 2014 da IPSOS per conto di ISPI e RaiNews24, una sezione è stata dedicata al ruolo dell'Italia in Europa per comprendere la percezione dell'opinione pubblica italiana rispetto alle attività svolte durante il semestre di Presidenza italiana e ai rapporti dell'Italia con gli altri paesi membri.