Shining India: il successo di Modi al Congresso Usa e l'impatto sulle presidenziali

Friday, 10 June, 2016

Enrica Garzilli

L’8 giugno, durante la sua quarta visita a Washington nei due anni dal suo insediamento, il primo ministro indiano Narendra Modi ha parlato al Congresso degli Stati Uniti. È stato invitato da Paul Ryan, speaker della Camera dei Rappresentanti ed è il sesto premier indiano nei 69 anni della Repubblica parlamentare federale dell’India a parlare al Congresso, quarantotto minuti di discorso che The Times of India – il quotidiano in inglese più letto del subcontinente e l’ottavo in assoluto –  non ha esitato a definire “a thrilling speech”. Uno storico discorso che consolida e amplia le relazioni fra i due stati e che è piaciuto ai membri di entrambe le Camere: 64 volte durante il suo discorso Modi è stato interrotto dagli aplausi dell’assemblea, 9 sono state le standing ovations (su alcuni quotidiani indiani anche la foto di uno dei membri con un gilet identico a quello tradizionale del premier indiano). The Times of India riporta anche l’immagine, pubblicata da The New York Times, di Modi circondato dai membri del Congresso che gli chiedono l’autografo. 

Brad Sherman, della Camera dei Rappresentanti, ha commentato che Modi "ha fatto un discorso molto profondo, illustrando i reciproci benefici delle nostre crescenti relazioni con l’India”. Punto focale del discorso (per intero su The Indian Express http://indianexpress.com/article/india/india-news-india/prime-minister-n...) infatti la cooperazione fra India e Stati Uniti. La parola partner/partnership è stata quella più usata da Modi nel suo discorso, ben 18 volte. Il suo viaggio mirava innanzi tutto a consolidare la relazione strategica bilaterale, in un momento in cui gli equilibri geopolitici dell’Asia sono scossi dell’acuirsi delle mai sopite ambizioni territoriali della Cina sul Mar cinese meridionale per il controllo dell’area e dal consolidamento della presenza militare cinese, nel febbraio di quest’anno,  a Woody Island, che fa parte delle Isole Paracel, e nelle isole Spratly. 

Prima del discorso al Congresso Obama e Modi avevano firmato accordi per la cooperazione per la difesa e la sicurezza, l’antiterrorismo, l’ampliamento degli scambi commerciali fra Stati Uniti e India, e lo sviluppo dell’energia alternativa per arginare i cambiamenti climatici.

La Russia è il primo partner commerciale dell’India nel campo della Difesa. Da quasi dieci anni però gli Stati Uniti riforniscono l’esercito indiano di attrezzature militari per un valore totale di circa 14 miliardi di dollari.  Gli Usa mirano in quest’ambito a rimpiazzare la Russia, in modo che l’India diventi così determinante per la politica statunitense di contenimento della Cina. L’India strategica per gli Stati Uniti innanzi tutto per motivi geopolitici ed economici, ha inoltre ottenuto, grazie al suo primo ministro, l’appoggio di Obama perché entri a far parte della  Missile Technology Control Regime (MTCG) e del Nuclear Suppliers Group (NSG), tramite cui avrebbe accesso diretto alle tecnologie di ricerca e sviluppo.

La seconda parola più usata dal primo ministro Modi dopo partner/partnership è stata terrorismo/terrore/ terrorista, ben 10 volte, sottolineando non solo la comune lotta al terrorismo internazionale, ma anche la solidarietà espressa dagli USA per gli attacchi di Mumbai del 2008 (da parte del gruppo militante islamico pakistano Lashkar-e-Taiba), benché egli non abbia mai pronunciato la parola Pakistan, come non ha mai pronunciato la parola Cina.

Il discorso di Modi ha avuto toni distesi, è stato a tratti scherzoso - American style - e ha toccato tutti i più grandi temi della politica americana, e sin dall’inizio ha rimarcato che per il governo dell’India “la Costituzione è il vero libro sacro”, così da spazzare via ogni possibile visione non laicista del suo governo, nonostante Modi sia il leader del  Bharatiya Janata Party, il partito di destra legato a livello sia ideologico sia organizzativo ai nazionalisti induisti del Rashtriya Swayamsevak Sangh. La parola “religione”, infatti, è stata pronunciata solo una volta, quando il premier indiano ha affermato che la lotta al terrorismo “non distingue fra terroristi buoni e cattivi, e questo spezza la relazione fra religione e terrorismo”. Questa è la prima volta che, durante una visita ufficiale all’estero, Modi tralascia di  seguire il proprio schema usuale, scegliendo così di mettere al centro del discorso l’economia e i congressisti piuttosto che la comunità degli indiani negli Stati Uniti. 

Che influenza potrebbe avere tutto ciò sulle elezioni presidenziali americane? Modi ha ottenuto un successo pressoché unanime.  Anche grazie ai voti dei superdelegati, Hillary Clinton ha ottenuto la nomination del partito democratico. A novembre la sfida sarà dunque Trump vs Clinton. In 240 anni di storia americana è la prima volta che una donna vince la candidatura alla Casa Bianca. La comunità degli indiani in USA è piccola, neanche 3 milioni e mezzo di persone, ma influente e, nonostante il tradizionalismo e i valori patriarcali dell’induismo, appoggia la Clinton. In aprile è stato fondato in Maryland il gruppo di supporto Indian-Americans for Hillary Clinton (IAHC) da John Podesta, manager della campagna della Clinton, perché “come senatore e segretario di stato ha mostrato il suo impegno a nominare gli indiani americani  in posizioni di responsabilità e penso che farà lo stesso come presidente degli Stati Uniti”. 

In effetti la Clinton ha aiutato ad ampliare e a rafforzare le relazioni fra India e Stati Uniti, approfondendo il dialogo con Modi per raggiungere un accordo nelle negoziazioni di Parigi durante la conferenza UN sui cambiamenti climatici del 2015. Gli indiani americani insomma sperano di avere ancora più peso in USA con la Clinton. Successo politico e personale di Modi, immagine dell’India rilanciata, la comunità degli indiani americani che supporta la Clinton. E secondo l’indiana americana Neera Tanden, a capo del Center for American Progress, uno dei maggiori think-tank americani, con 14 anni di lavoro a fianco della Clinton, il supporto della sua comunità può giocare un ruolo significativo in diversi stati chiave come il Maryland, New York, Ohio e la California.

Enrica Garzilli, Harvard Alumna, Editor-in-Chief International Journal of Tantric Studies & Journal of South Asia Women Studies