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Integrazione europea, la risposta alla crisi greca

Tre domande a Silvio Fagiolo*


L'Europa ha la forza economica e polituca di gestire la crisi della Grecia e la situazione delicata dei opaesi definiti PIIGS? E, soprattutto, deve intervenire?
La crisi minaccia l’essenza dell’Unione, l’euro,la sua struttura più ambiziosa ed ammirevole,che diverrebbe il suo cuore di tenebra. La deriva trascinerebbe con se i fondamenti della sovranità condivisa,soprattutto se,come probabile, non ponendo un argine alla Grecia, la tempesta travolgesse altri paesi. La storia europea è sempre in agguato,per riemergere con il suo corteo di vecchi fantasmi. La Polonia nella fase finale del negoziato sul trattato di Lisbona ebbe ad evocare in funzione antitedesca le ferite dell’ultimo conflitto mondiale,la Grecia non si è sottratta alla stessa tentazione in un momento del suo disagio. La posta in gioco è fondamentalmente politica.

C'è chi ha ventilato l'ipotesi della creazione di un sistema di finanziamento d'emergenza europeo e un'integrazione politica che lo rebda fattibile. E' auspicabile? Tedeschi, francesi e anche gli stessi greci, sono pronti a rinunciare alla loro sovranità internazionale a favore di una completa unità politica?
Secondo Jean Monnet gli uomini non agiscono che nella necessità e non vedono la necessità che nella crisi. La crisi pone in evidenza i limiti di una moneta senza stato,senza un Presidente che la rappresenti,un governo che la gestisca ,un esercito che la difenda.. La congiuntura potrà rendere ancora più incontestabile la precarietà di una costruzione che esalta il ruolo della moneta e trascura quello della economia,una sorta di piramide rovesciata. Come pure i limiti di un bilancio comunitario troppo esiguo per obiettivi così ambiziosi.La soluzione non potrebbe non essere,come in passato,che in un ulteriore rinuncia alla sovranità,attraverso nuove forme di solidarietà e di responsabilità.

Con l'intervento di Francia e Germania in soccorso della Grecia, l'Eurozona costituisce già, di fatto, un'area europea più integrata della Ue, una sorta di bozza di nuova integrazione politica?
La crisi potrebbe anche servire a delimitare il perimetro di una integrazione maggiore,a disegnare quella avanguardia che appare talvolta come un oggetto introvabile. Intorno all’euro sono state costruite istituzioni specifiche,peraltro incomplete, suscettibili di delineare convergenze più forti rispetto all’Europa sempre più larga. In questo senso non è indifferente che il salvataggio dei paesi a rischio avvenga prevalentemente attingendo a strumenti europei o invece a quelli più ampi della comunità finanziaria internazionale. L’autosufficienza dell’Europa ne segnerebbe la maggiore età.


Arturo Varvelli




*Silvio Fagiolo, Ambasciatore e Professore LUISS




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