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Corea del Nord, tra lutto e possibili rivolte

Intervista a Rosella Ideo


L'arrivo dell'erede Kim Jong-un quali scenari apre per la Corea del Nord?

E' presto per riuscire a capire se l'erede Kim Jong-un ha veramente consolidato il suo potere all'interno della giunta militare. lo capiremo nel breve termine. Si conosce poco di quello che succede realmente a pyongyang, dietro la famosa “cortina di bambù”. Possiamo solo prevedere degli scenari. uno di questi è che la situazione si sia stata stabilizzata dal 2008 a oggi e cioè che gli alti gradi delle forze armate abbiano accettato Kim Jong-un come delfino e come futuro leader. Gli analisti infatti pensano che questo processo sia stato catalizzato dal fatto che lo zio di Kim Jong-un, Kim Song-taek, è stato designato come suo tutore politico. Taek riveste un ruolo molto importante all'interno dell'esercito perché è vicepresidente della commissione nazionale militare. Se ci sono stati fattori che possono avere aiutato la stabilizzazione del consenso intorno al nuovo leader, e' pero' vero che il processo di affermazione e legittimazione di Kim Jong-un è stato molto rapido. Infatti la sua carriera nelle forze armate è stata tanto frettolosa quanto fulminea. basti pensare che il padre per operare lo stesso processo di accreditamento ha impiegato quindici anni.

Quali reazioni si prevedono a livello internazionale?

La situazione era già sotto osservazione dal 2008, da quando Kim Jong-il era stato colpito da un ictus. Si era già parlato dei possibili scenari. Non esiste ancora un coordinamento tra le potenze interessate nell'area, in primis la Cina e gli Stati Uniti (presenti con decine di migliaia di soldati in Corea del Sud). Non c'è mai stato un vero coordinamento perché la Cina non ha mai voluto contribuire a nessuna azione che potesse mettere in difficoltà il regime. Pechino ha sempre preferito una Corea del Nord povera, piagata dalla carestia ma con un governo stabile: la Cina, come Seul del resto, teme una destabilizzazione delle sue province del Nord con migliaia di profughi che “invaderebbero” il suo territorio. Non sappiamo se ci sono stati dei contatti a basso livello o intermedio fra le Forze armate cinesi e americane, ma è chiaro che ufficialmente questo non è mai avvenuto. La Cina ha sempre rifiutato questo discorso per non creare ulteriori presupposti per un crollo del regime nordcoreano. Il Giappone, invece, è il paese storicamente odiato dai coreani sia del Nord che del Sud e dunque è chiaro che al momento sia in stato di allerta.

Il Six Party Talks è ormai fermo. Potrebbe tornare in agenda?

Un negoziato di questo tipo potrebbe riprendere nel medio periodo ma è vincolato a una situazione politicamente stabile in Corea del Nord ammesso che non ci saranno rivolte, come ne abbiamo viste in Medio Oriente. Pensiamo ad esempio all'Egitto, considerato “stabile” dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che è improvvisamente “imploso”. Dobbiamo stare attenti a come evolverà la situazione. In Corea del Nord vive un popolo assolutamente indottrinato ma è alla fame. Una situazione di carestia di cui pochissimi parlano potrebbe essere un problema in questo senso. Tra l'altro in Corea del Nord si seguirà appunto la prassi del lutto: non so se dei colloqui a sé potrebbero avere luogo in una situazione di simile stallo. Quando nel 1994 è morto il padre di Kim Jong-il il paese si è chiuso nel lutto tradizionale.


Specialista in relazioni internazionali Asia orientale. Docente presso Università di Trieste.




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