INDIA WATCH - Geo–economia di un subcontinente da esplorare

28 Luglio 2017

FOCUS | Kumar: "Avviate le riforme più difficili. C'è spazio per l'Italia"

Lo scorso novembre il premier indiano Narendra Modi aveva annunciato la demonetizzazione: improvvisamente l’86% del contante fu messo fuori corso. Gli effetti fino ad ora sono stati buoni e l’economia non ha subito terremoti. “È un grande stimolo per la digitalizzazione della nostra economia e per la diminuzione del cash circolante: è il 12% del Pil, la percentuale più alta al mondo. Nei paesi Ocse è lo 0,5–3%”. Oggi, il governo di New Delhi ha introdotto la GST, la "più radicale" delle riforme economiche e finanziarie dall’indipendenza nel 1947. Ne abbiamo parlato con Rajiv Kumar, Direttore alla Reserve Bank of India fino allo scorso febbraio, e tra i più autorevoli economisti del paese.

Leggi l'intervista

FISCO | Un’Iva per tutti: la Goods and Services Tax
 
Il 1° luglio 2017 è entrata in vigore in India la Goods and Services Tax, conosciuta come GST. Oggetto di discussione da decenni ma approvata solo nell’agosto 2016 dopo un emendamento costituzionale, la GST è la nuova imposta indiretta nazionale sul valore aggiunto che farà del subcontinente indiano un mercato unico grande quanto Stati Uniti, Europa, Brasile, Giappone e Messico messi insieme. La GST che secondo molti analisti è la più radicale delle riforme fiscali ed economiche dall’indipendenza del 1947, sostituirà le 17 diverse imposte statali e federali in vigore fino al mese scorso, unificando così i regimi fiscali dei 29 stati e 7 territori della Confederazione indiana. La riforma semplificherà le procedure burocratiche e fiscali (la nuova imposta è gestita interamente online), ridurrà di molto i tempi di transito delle merci ai confini tra gli stati e abbatterà costi logistici e barriere commerciali interne. Vai al commentary
 
ENERGIA | Rinnovabili: un "frontrunner"della trasformazione energetica
 
Lo scorso novembre l’India ha inaugurato la centrale fotovoltaica più grande del mondo a Kamuthi, nello stato meridionale del Tamil Nadu. La centrale, finanziata dal gruppo Adani, è stata costruita in soli 8 mesi su un’area di 10 km quadrati e con una capacità di 648 MW: oltre 100 più della precedente detentrice del record, la centrale Topaz in California. A pieno regime, Kamuthi fornirà energia a circa 150.000 abitazioni. Con quest’opera, l’India è riuscita non solo a superare il traguardo dei 10 GW a produzione solare che solo pochi paesi possono vantare, ma si candida a diventare il terzo mercato di energia solare dopo gli USA e la Cina. Tuttavia, il record che il governo Modi vuole battere è un altro, e ben più ambizioso: trasformare il paese nella prima potenza mondiale dell’energia rinnovabile, superando USA e Cina, attirando investimenti (permessi fino al 100%) da tutto il mondo.Vai al commentary
 
STRATEGIE | Africa Orientale:non c’è solo Cina
 
Non è solo Cina, in Africa. C’è anche l’India, il cui approdo stabile nel continente è molto più antico di quello cinese. La sua presenza nelle ex colonie sud–orientali è antica di quasi 200 anni. In quelle regioni sono 3 milioni gli abitanti di origini indiane: Kenya, Uganda, Tanzania, Madagascar, Etiopia. Solo in Sudafrica sono 1,3 milioni. Ormai cittadini di quei paesi ma con forti legami economici nel subcontinente. Partendo dall’Africa orientale la presenza del business indiano — 34,6 miliardi di export nel 2015 — ha incominciato a espandersi in tutta l’Africa sub–sahariana. Tata Holding è presente in 11 paesi; il gigante delle telecomunicazioni Bharti Airtel è leader di mercato in 18 ed è il secondo più grande operatore nell’intero continente. L’anno prossimo il premier Narendra Modi aprirà il quarto summit India–Africa dal quale dovrebbero uscire nuove iniziative per sviluppare il business. Spaventata ma in qualche modo anche stimolata alla concorrenza dal progetto cinese Obor, l’India vuole espandere in ogni campo economico la sua presenza in Africa. E cerca soci e partner con l’identikit dell’Italia che, come l’India, nel Continente nero ha una presenza antica e interessi economici rinnovati.
 
PREVISIONI SACE | Le potenzialitàdel Made in Italy in India
 
L’India rappresenta il quarto mercato di destinazione per l’export italiano in Asia. Il totale dei beni italiani esportati in India nel 2016 è pari a circa 3,3 miliardi di euro, in lieve calo rispetto al 2015 (–2%). Nei primi sei mesi del 2017 le esportazioni hanno segnato una crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di mercato dell’Italia in India risulta ancora relativamente bassa (0,8%), se confrontata ad esempio con quella relativa alla Cina, pari al 2,7%. I settori principali dell’export italiano sono la meccanica strumentale (40% del totale export ), la chimica (11%), prodotti della metallurgia (9%) e mezzi di trasporto (5%). Il saldo della bilancia commerciale con il Paese è negativo e pari a 960 milioni di euro. L’Italia importa dall’India principalmente prodotti tessili (25% del totale dell’import), prodotti in metallo (15%) e della chimica (13%) per un valore totale di 4,2 miliardi di euro nel 2016. Le previsioni SACE indicano per i prossimi anni una crescita dell’export italiano del 6,2% fino al 2020, arrivando a totalizzare 4,1 miliardi di euro. Tra i prodotti Made in Italy con le prospettive migliori ci sono i beni intermedi come la chimica (che include la farmaceutica) che registrerà un tasso del 9,8% medio annuo, e la gomma e la plastica (tra cui il packaging per una crescita del 7,8% l’anno). La prima voce del nostro export, che pesa per il 42%, rimarrà la meccanica strumentale, con una crescita di circa il 5% medio annuo fino al 2020, grazie agli investimenti in atto e alla necessità di macchinari.
 
Perché India Watch
India Watch offre alle imprese interessate al mercato indiano un focus continuo sulle riforme e le occasioni di business in un subcontinente ancora poco conosciuto. Ogni numero segnalerà i nuovi trend, le aree a maggiore potenziale di sviluppo e i settori più interessanti per il Sistema Italia.
 
 
Il dato
88%
La percentuale delle famiglie che in India possiedono un telefono cellulare. Nel quintile più povero della popolazione, il 77% delle famiglie possiede un cellulare, ma solo il 18% ha accesso all’acqua corrente.
 
La mappa
 

Electrifying India: percentuale delle famiglie con accesso all’energia elettrica, per stati. Fonte: Bloomberg
 
 
La novità 4.0
 
Uno smartphone "low cost" Venerdì 21 luglio la compagnia Reliance Jio ha lanciato JioPhone uno smartphone jugaad ("soluzione low-cost" in hindi), accessibile alle tasche di oltre 500 milioni di indiani e già soprannominato "Lo smartphone dell’India". Questo nuovo prodotto promette di rivoluzionare il mercato della telefonia mobile indiano e, forse, internazionale.
 
 
La guida
 

Ice, Sace e Simest hanno sviluppato una guida per le imprese che intendono internazionalizzare il proprio business nel mercato indiano.
 
 
Il sito
 

Il quotidiano economico "Mint" si rivolge al mondo del business e dei policy makers, offrendo notizie e analisi di qualità sull’attualità economica e politica indiana e internazionale.
 
 
 

 

 
 
A cura del Programma India dell’Ispi
Ricerca e redazione: Nicola Missaglia, Research Fellow Ispi
Supervisione scientifica: Ugo Tramballi, Responsabile del Programma
in collaborazione con Sace

Contatti:
missaglia@ispionline.it

ISPI WATCH Coordinamento editoriale:
Sara Cristaldi, Senior Advisor Ispi
Coordinamento redazionale:
Massimo Barison, Senior Programme Manager Ispi

ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale