Le sfide post-elettorali in Pakistan - Scenari

10 Maggio 2013

Stato in bilico per eccellenza, il Pakistan vede agire al proprio interno una pluralità di attori in grado di incidere sulla vita politica del paese. A seconda del peso esercitato dai diversi attori, è possibile individuare alcuni possibili scenari per l’evoluzione del paese, pur nella consapevolezza che l’avvento di uno non comporti l’automatica eliminazione degli altri.  


Consolidamento democratico 

Con l’allontanamento di Musharraf dalla vita politica pakistana nel 2008 e con la direttiva promulgata da Kayani – capo di stato maggiore – che chiedeva ai militari di ritirarsi dalla scena politica, sembra essersi aperta per il Pakistan una nuova stagione che lascerebbe ben sperare per un effettivo consolidamento democratico del paese. Il fatto che l’esecutivo di coalizione guidato dal PPP sia riuscito, nonostante lo scarsissimo sostegno a livello popolare, a completare il proprio mandato, sembra dare linfa a questa ipotesi. In realtà, diversi sono i fattori che continuano a minare la svolta democratica del Pakistan. 

In primo luogo, al temporaneo arretramento dei militari dalla scena politica non è corrisposto un parallelo rafforzamento delle istituzioni civili, che paiono non essere in grado di uscire da un tunnel fatto di corruzione imperante, mancato rinnovamento della classe politica e sclerotizzate dinamiche clientelari. 

Altrettanto rilevante è la profonda frammentazione della società pakistana: conflitti etnico-religiosi, la permanente incidenza del sistema tribale in alcune aree del paese, l’ampio divario sociale e le forti differenze che permangono nelle diverse regioni del paese, concorrono a minare alla base i presupposti per la creazione di una società civile in grado di giocare un ruolo di primo piano.

 

Deriva autoritaria

I militari torneranno a imporsi sulla scena politica pakistana? Considerata la permanenza al governo dei militari per più della metà della storia politica pakistana, l’ipotesi che nel medio termine un nuovo colpo di stato possa emarginare le istituzioni democraticamente elette appare tutt’altro che impossibile. Questo però potrebbe avvenire solo nel caso in cui il Pakistan sprofondi in una crisi senza apparente via d’uscita; in particolare, qualora le istituzioni politiche dovessero andare incontro a una totale perdita di legittimità, qualora si venisse a creare una situazione di crisi a livello internazionale – un nuovo confronto con l’India, ad esempio. Non ultimo, un ulteriore fattore scatenante potrebbe essere rappresentato dal progressivo avanzamento di elementi islamisti radicali. Nonostante ciò, un immediato ritorno delle forze armate alla guida del paese appare al momento attuale improbabile.


Take-over islamista

Nonostante la lunga serie di attentati condotti nelle ultime settimane ai danni di esponenti politici di estrazione laica e la forte instabilità che pervade alcune aree chiave del paese, il “nightmare scenario” legato alla caduta del Pakistan nelle mani di formazioni islamiste radicali appare molto più inverosimile di qualche anno fa.  Tale considerazione non implica però che la minaccia rappresentata da formazioni più o meno vicine ai Tehrik i-Taliban Pakistan (la sezione pakistana dei Taliban) sia scemata. In tale contesto, non solo tali movimenti mantengono solide roccaforti all’interno della North-West Frontier Province (NWFP) e delle Federally Administered Tribal Areas (FATA), ma hanno ampiamente dimostrato di essere in grado di colpire i centri nevralgici del paese, anche al di fuori delle relative aree di riferimento.

 

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