Pakistan: una storia turbolenta - Background

10 Maggio 2013

Il “Paese dei puri” nasce nel 1947 con la partition del subcontinente indiano, entità estremamente eterogenea che fin dalla seconda metà dell’ ‘800 costituiva la perla del glorioso impero britannico.

 

           Fonte: BBC INDIA

 

Il British Raj venne suddiviso in due entità statuali distinte: l'India (a maggioranza indù) e il Pakistan, composto da Pakistan occidentale e Pakistan orientale (dal 1971 Bangladesh). Ispirato dalle idee del padre della patria Ali Jinnah, il Pakistan nasce dunque come paese dei musulmani del subcontinente indiano, senza però connotarsi come paese islamico. Per Ali Jinnah, infatti, essere musulmano rappresentava un'identità culturale, non una fede; l'intento era pertanto quello di unire le diverse etnie musulmane del subcontinente indiano. Ma il Dominion of Pakistan emerso dalla divisione dell’impero anglo-indiano era soprattutto un paese legato ai patti di contenimento anti-Urss, che lo resero fin da subito un bastione filo-occidentale per arginare l’avanzata comunista nell’heartland asiatico. 

Fin da subito però il fattore islamico non si rivelò sufficiente a instillare un senso di appartenenza nazionale in un paese caratterizzato da un’elevata frammentazione etnico-identitaria. Tale debolezza si è dimostrata nel tempo foriera di grande instabilità. In questo senso si spiega il cronico verificarsi di avvenimenti violenti – su tutti, il conflitto irrisolto con l’India per la questione del Kashmir - e la progressiva radicalizzazione dei movimenti islamisti.

Un’instabilità endemica, dunque, che ha segnato la storia pakistana portando una continua alternanza tra governi civili e governi militari. L’ultimo, quello del generale Pervez Musharraf, salito al potere nell’ottobre 1999 in seguito a un colpo di stato che esautorò l’allora primo ministro Nawaz Sharif e aprì la strada a uno dei periodi più controversi della storia pakistana. In seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, il Pakistan di Musharraf si è schierato al fianco degli Stati Uniti – in cambio di ingenti aiuti economici – nella lotta al terrorismo internazionale, scendendo in campo in prima linea contro i talebani delle aree tribali poste lungo il poroso confine con l’Afghanistan. Nonostante la collaborazione logistica e operativa di Islamabad nella guerra al terrore – che nel 2004 ha portato Bush a inserire il Pakistan nella lista dei “Major non-NATO Ally” – molte sono le ombre che offuscano le relazioni tra le due capitali. Un diffuso anti-americanismo nella società pakistana, che trova voce ad esempio nelle proteste contro le ripetute incursioni dei droni statunitensi lungo il confine AfPak, rischia di compromettere le relazioni tra i due paesi. L’imbarazzo suscitato dal fatto che il leader di Al Qaeda Osama Bin Laden, catturato dalle forze speciali statunitensi nel maggio 2011, si nascondesse proprio in territorio pakistano, ha contribuito ad alimentare i dubbi circa l’effettiva lealtà pakistana.

Nel 2008, le dimissioni di Musharraf hanno riconsegnato alle istituzioni civili la guida del paese, anche in questo caso però con molte incertezze: la figura del presidente Asif Ali Zardari, vedovo dell’ex premier Benazir Bhutto e leader del Pakistan People Party (PPP) è offuscata da pesanti accuse di corruzione, che gli sono valse l’appellativo di “Mister 10%”. Musharraf, tornato in Pakistan dopo 4 anni di esilio volontario per candidarsi alle elezioni, non potrà in realtà partecipare al voto, in quanto posto agli arresti domiciliari dall’aprile scorso con l’accusa di aver ordinato, a sua volta, l’arresto di alcuni giudici, tra cui il Presidente della Corte suprema Iftikhar Mohammad Chaudhry. Un regolamento di conti, dunque, quello che sembra essere in atto nei numerosi centri del potere pakistano.

Sullo sfondo, il dispiegarsi di una spirale di violenza che negli ultimi mesi ha incendiato il paese. Gli obiettivi sono rappresentati soprattutto da esponenti di forze politiche di orientamento laico, a testimoniare il fatto che l’estremismo islamista ha ormai raggiunto livelli di radicalizzazione altissimi.


IL WHO IS WHO DELLA SCENA POLITICA PAKISTANA


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