Boom sharing economy: dalle auto agli ombrelli

Martedì, 11 Luglio, 2017

Per Bloomberg la Cina potrebbe rappresentare il futuro della sharing economy, un settore esploso nella Repubblica popolare tra il 2014 e il 2015, quando le start up hanno fatto il loro ingresso in questo mercato, e oggi in fase di piena maturità. La sharing economy in Cina non si limita più soltanto alle piattaforme di condivisione - molto note anche in Italia - quali quelle per appartamenti, biciclette o automobili, ma include anche il prestito di beni e servizi più insoliti come ombrelli, carica batterie portatili e persino palloni da basket.

Nel 2016 più di 600 milioni di cinesi avevano avviato attività connesse all’economia condivisa, segnando un aumento del 20 percento rispetto ai dodici mesi precedenti. Lo scorso anno ha in effetti segnato la consacrazione per questo settore in Cina: il totale delle vendite è salito del 103 percento, arrivando a valere 500 miliardi di dollari.

Il modello imprenditoriale offerto dalla sharing economy intende promuovere l’utilizzo efficiente delle risorse sociali non attive e la sua crescita è promossa dalle nuove esigenze dei consumatori cinesi, in particolare dei giovani, sempre più orientati al risparmio, quindi a condividere e riutilizzare un bene o un servizio piuttosto che esserne i proprietari. Le stime di crescita del settore parlano di un incremento ad un tasso medio annuo del 40 percento nei prossimi anni, per arrivare nel 2020 a rappresentare il 10 percento del Pil. Come solitamente avviene nell’economia cinese, anche lo sviluppo della sharing economy riceve il supporto delle autorità centrali che a marzo 2016 avevano diffuso un rapporto in cui si sottolineava come lo sviluppo di questa industria fosse una priorità e perciò necessitasse dell’appoggio governativo, anche in via indiretta. Ne è un esempio l’iniziativa “Internet Plus” volta a sostenere i settori del cloud computing, mobile internet ed e-commerce, da cui l’economia condivisa trae forte impulso.

Tra i fattori che rendono la Cina e il Guangdong tra i maggiori hub della sharing economy c’è l’altissima penetrazione delle tecnologie digitali in Cina - a fine 2016 erano circa 730 milioni i cinesi connessi a internet di cui 572 milioni da dispositivi mobile – e la diffusione di sistemi di pagamento digitale. Il settore dei trasporti è tra quelli che più ha beneficiato di questa rivoluzione. Proprio nella provincia del Guangdong hanno sede cinque compagnie nel mercato del car-sharing, tra cui Youche. Un’altra fetta cospicua è rappresentata dalle biciclette, trainata dai giganti del settore Mobike e Ofo, che forniscono veicoli a 7 centesimi di dollaro ogni mezzora. La particolarità rispetto ai servizi attivi in molte città europee riguarda il fatto che le loro biciclette possono essere prelevate e parcheggiate ovunque, senza il bisogno di trovare una stazione di consegna, perché dotate di GPS. Questo comporta anche degli svantaggi in quanto non sono pochi i casi di mancata restituzione o di utenti che utilizzano i propri lucchetti rendendo impossibile ad altri la presa in prestito. Per questo nel Guangdong le autorità provinciali intervengono applicando delle sanzioni e ad esse si sono da poco aggiunti i cosiddetti “cacciatori di biciclette” che perlustrano la città alla ricerca delle biciclette non pervenute. Questa evoluzione del bike sharing non legato ha attirato l’attenzione anche delle città italiane più avanzate nel settore, tanto che il Comune di Milano sta valutando l’adozione di questi sistemi.

La sharing economy cinese si caratterizza anche per la fornitura di beni particolari, come i carica batterie attraverso macchinette automatiche presenti negli aeroporti, nei centri commerciali, nei ristoranti e nei cinema di molte grandi città. Gli esempi forse più bizzarri sono rappresentati, però, dai palloni da basket e dagli ombrelli, questi ultimi messi a disposizione dei pendolari di Guangzhou, la capitale del Guangondg, dalla start-up Molisan attraverso distributori in sei stazioni della metropolitana per un periodo di 15 giorni, versando un deposito di 2,90 dollari.

La Cina e il Guangdong rappresentano l’avanguardia nel settore della sharing economy. Come in ogni laboratorio, però, a fianco delle positive esperienze di innovazione si riscontrano anche i primi fallimenti. Un caso è quello della mancanza di senso civico di chi abbandona ombrelli e biciclette “condivise” letteralmente ad ogni angolo della strada, dall’altro ci sono ben più seri problemi di finanziamento e di profittabilità delle start up che impongono una seria valutazione dei rischi nel caso si volessero importare in Italia certi modelli. Proprio per arginare questo fenomeno, a inizio luglio le autorità di Tianjin e Shanghai hanno emesso delle linee guida per fissare gli standard di produzione, utilizzo e mantenimento delle bici condivise. 

 

Francesca FrassinetiIspi Assistant Research Fellow e Dottoranda presso l’Università di Bologna

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