"Città spugna" e acque reflue: le province e il problema idrico

Mercoledì, 13 Luglio, 2016

La Cina combatte con la doppia sfida della carenza idrica e delle inondazioni urbane soprattutto a seguito delle pesanti piogge di quest’estate. Per affrontare le inondazioni, il paese sta costruendo delle "città spugne" per assorbire l'acqua in eccesso attraverso sistemi fognari all’avanguardia, piscine di filtrazione e spazi pubblici permeabili per ricaricare le falde acquifere impoverite o irrigare giardini e fattorie urbane. Le città di Nanning e Pingxiang, nelle province meridionali del Guangxi e dello Jiangxi, sono state scelta dal governo centrale come due delle 16 città pilota per questo il progetto nell’aprile del 2015. Nel corso dei prossimi tre anni ogni città pilota riceverà fino a 600 milioni di Rmb per gestire autonomamente il 60% dell’acqua piovana. Secondo un calendario pubblicato dal governo cinese lo scorso ottobre, il 20% delle città della Cina dovrebbe avere sistemi fognari moderni e infrastrutture che permettono un efficiente assorbimento dell’acqua piovana entro il 2020 per arrivare all’80% entro il 2030. 

Pochi Paesi stanno lottando così faticosamente con il duplice problema della rapida urbanizzazione e della gestione della scarsità idrica come la Cina. A causa della sua geografia, le risorse idriche cinesi sono limitate e distribuite in maniera disomogenea. Se l’81% si trova nella parte meridionale, solo il 19% è a nord del paese, dove però si concentrano la metà della popolazione, la maggior parte della crescita della produzione manifatturiera e ⅔ dei terreni agricoli. I fiumi settentrionali sono così sottoposti ad un uso intensivo e la strategia è quella di divergere i corsi dei fiumi meridionali verso nord. In questo modo alcune delle città meridionali si sono sacrificate per Pechino e per le altre grandi città del nord. Province quali Hebei, Henan e Shandong, fondamentali per la produzione cinese di grano, devono ora affrontare una vera e propria emergenza idrica. Non solo, ma acqua e suolo sono inquinati quasi come l’aria.

Nel 2014 il Ministero per la Protezione Ambientale affermava che la qualità dell'acqua continua a deteriorarsi, classificando quella delle falde acquifere di oltre il 60% delle grandi città come "bad to very bad" e definendo più di un quarto dei fiumi principali "inadatto al contatto umano". Inoltre secondo il Ministero della Terra e delle Risorse più della metà delle acque sotterranee nella pianura settentrionale non può essere utilizzata a scopo industriale, mentre il 70% è addirittura inadatto al contatto umano. Quando l’acqua e il suolo di un paese sono contaminati anche la sua catena alimentare è a rischio. Più volte negli ultimi anni sono stati registrati livelli elevati di metalli pesanti (soprattutto cadmio) nel riso cinese, per esempio nella provincia dello Hunan, prima produttrice di questo cereale e tra le prime cinque per metalli non ferrosi.

Il mutato atteggiamento del governo cinese rispetto ai problemi di inquinamento ha portato a norme di diritto ambientale in materia di risorse idriche più stringenti rispetto al passato e gli standard tecnici per gli scarichi industriali sono stati innalzati. Il Water Pollution Prevention Plan dell’aprile 2015 è la dimostrazione dell’elevato impegno con cui il governo intende affrontare il problema. A causa delle difficoltà nel garantire la sicurezza delle acque sotterranee il governo sta limitando iniziative che interessino il sottosuolo promuovendo, invece, la costruzione di impianti di desalinizzazione. Il mercato della desalinizzazione è destinato, infatti, a crescere di circa il 18% annuo nel prossimo quinquennio, soprattutto nelle città dove l'acqua è particolarmente scarsa.

Anche il settore delle tecnologie per il trattamento delle acque inquinate e il riciclo delle acque reflue sta vivendo un momento di forte espansione in Cina. Secondo una relazione divulgata dal sito web Shanghai Business News, gli investimenti per adeguare e trasformare il trattamento delle acque reflue urbane sarà di circa 56 miliardi di Rmb tra il 2015 e il 2020. Fra il 2006 e il 2012 sono sorti tanti impianti di trattamento fino a triplicare, raggiungendo quota 3340, ma sono ancora pochi per gestire la domanda. Così facendo, però, il paese si è limitato ad aumentare le infrastrutture con impianti ex novo rimanendo indietro nella realizzazione di nuove condotte per la raccolta e il trasporto di queste acque agli impianti di trattamento. 

Nel campo della protezione del patrimonio idrico i progetti italo-cinesi contribuiscono a migliorare i meccanismi e i sistemi di gestione per la prevenzione dell’inquinamento delle acque. Un caso di studio interessante può essere quello dell’italiana Euro Mec che ha sviluppato un impianto di trattamento acque per il risanamento urbano per affrontare il problema dell’eutrofizzazione nel sistema di laghetti Shichahai di Pechino. Il progetto pilota ha ripristinato la qualità dell’acqua, sia per gli ecosistemi circostanti che per i visitatori che svolgono attività di svago. Nel 2010 si è intervenuti sulle acque del bacino del fiume Songhua, nella provincia dell’Heilongjiang, ed è stato installato un sistema di monitoraggio ambientale delle acque e di raccolta dati nel bacino del lago Dongting, nello Hunan. Analogo sistema è stato realizzato nella stazione di monitoraggio ambientale di Chaohu, provincia dell’Anhui, con l’introduzione del meccanismo di preallarme per rilevare tempestivamente l’eutrofizzazione del lago a causa della fioritura dell’alga blu. Nel campo del monitoraggio delle acque superficiali, potabili e di scarico, opera Systea con installazioni nelle province dello Zhejiang, Fujian, Hunan, Guanxi e Chongqing.  

La domanda di prodotti di filtraggio dell'acqua nazionale, invece, cresce più lentamente, ma i recenti episodi di inquinamento idrico nelle città di Lanzhou, Wuhan e Harbin hanno necessariamente aumentato la consapevolezza del pubblico per l'acqua pulita. Attualmente, i prodotti per la purificazione casalinga rappresentano meno del 4% del mercato della depurazione delle acque, rispetto al 85% nei paesi sviluppati. Questo significa che il mercato dei prodotti di depurazione ad uso commerciale e casalingo ha molto potenziale. Acqua 100% italiana è distribuita in Cina da Acquaviva che ha inaugurato nel 2013 uno stabilimento a Ningbo frutto della joint venture con un gruppo di imprenditori locali per la produzione e la distribuzione di erogatori d’acqua in boccioni, affermandosi come gli unici produttori nel settore.

Un caso di eccellenza è rappresentato dal villaggio di Huaxi che è sorto nel 2010 dall’accorpamento di 13 piccoli villaggi nella municipalità di Jiangyin (Jiangsu) dando così vita alla prima città cinese che ha ottenuto la certificazione internazionale ISO 14001 per la gestione ambientale.  Qui le acque raccolte al termine dei processi industriali sono trattate in un impianto di depurazione centrale che riduce i costi operativi, permettendo il loro reimpiego da parte delle stesse industrie. 

 
Francesca Frassineti, ISPI Assistant Research Fellow
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