Fintech: primato globale per il Guangdong

Martedì, 11 Luglio, 2017

Tra le innovazioni in cui la Cina si trova a competere a livello globale si trova senza dubbio il fintech, ovvero la tecnologia finanziaria. Un settore per cui, ancora una volta, il Guangdong si trova al centro della scena. Secondo un rapporto EY-DBS del 2016, la Cina si è affermata in breve tempo come il principale centro globale per l’innovazione e l’adozione di tecnologie fintech, superando altri hub internazionali come Londra, New York e la Silicon Valley. Le attività delle aziende cinesi si concentrano su sette settori chiave, ovvero i pagamenti elettronici, la supply chain finance rivolta ai consumatori, prestiti su piattaforme P2P, finanziamenti e assicurazioni online, gestione del portafoglio personale e brocheraggio online. All’interno del paese sono tre i distretti del fintech: dove si trovano le aziende Baidu, JD.com e Xiaomi; Hanghzou, trainata da Alibaba e dalle sue ramificazioni, su tutte Ant Financial (che gestisce il sistema di pagamento digitale Alipay); e Shenzhen, patria di Huawei, Tencent e ZTE.

Il ruolo leader cinese nel settore è testimoniato anche dalla rapida ascesa del numero di aziende cinesi nella lista annuale dei Top100 Fintech Innovators promossa da KPMG e H2 Ventures. Se nel 2014 si contava una sola azienda cinese fra le prime dieci, nell’ultimo ranking pubblicato la Cina ne piazza cinque fra le prime dieci e otto fra le prime cinquanta. In testa si posiziona Ant Financial seguita immediatamente dai pechinesi di Qudian al secondo posto, Lufax di Shanghai al quarto e al quinto la prima compagnia cinese di assicurazioni solo on-line ZhongAn, partecipata da Alibaba, Tencent e Ping An – il primo gruppo assicurativo al mondo con sede a Shenzhen. 

Le start-up cinesi sono molto attive anche nell’ambito del blockchain – in sintesi, la tecnologia che sottosta a sistemi come la moneta elettronica bitcoin – tanto che alcuni analisti parlano apertamente di “China’s Blockchain invasion” e che  nel 2017 sono stati creati due consorzi per favorire l’innovazione del settore. Il primo, Chinaledger Union, è nato ad aprile, è composto da 11 aziende e ha sede a Pechino. Nel mese di giugno, invece, 31 aziende tra cui PingAn e Tencent hanno dato vita al Financial Blockchain Shenzhen Consortium,un gruppo finalizzato allo sviluppo di questa tecnologia e delle sue applicazioni. Inoltre, la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo delle tecnologie finanziare è stato oggetto di un accordo siglato dalla autorità di Hong Kong e Shenzhen nel giugno di quest’anno.

Tuttavia, il fintech in Cina non è solo in fase di studio, ma è già ben radicato fra le abitudini dei consumatori. Secondo il rapporto 2017 di Ernst and Young sull’utilizzo delle tecnologie fintech, la Cina domina incontrastata con un tasso di adozione del 69% contro una media del 33% dei mercati analizzati, in una classifica in cui il secondo paese è l’India con il 52% e paesi come Regno Unito, Germania e Stati Uniti si fermano, rispettivamente, al 42%, 35% e 33%. Il risultato cinese è sicuramente trainato da sistemi di pagamento digitale come quelli disponibili sulla piattaforma WeChat di proprietà del gruppo di Shenzhen Tencent o la già citata Alipay legata ad Alibaba. Un esempio della penetrazione di questi sistemi è rappresentato dal massiccio utilizzo di “buste regalo digitali” scambiate su WeChat in occasione delle festività. Durante il capodanno cinese del 2017 si è raggiunto il numero record di 46 miliardi di pacchetti digitali. In aggiunta WeChat Wallet, il sistema di pagamenti digitali grazie ad una carta di credito collegata, contava a fine 2016 300 milioni di utenti attivi in tutto il mondo. 

Cooperare con le aziende del fintech cinesi e, nel caso specifico del Guangdong, è dunque una grande opportunità per le aziende italiane del settore, sia in ambito di sviluppo di nuove tecnologie finanziarie sia nel caso di applicazione delle stesse alle dinamiche del mercato al dettaglio. In una fase in cui si registra l’ingresso in Italia di piattaforme come Applepay – grazie al supporto di Unicredit -, confrontarsi con la Cina potrà certamente portare a stimoli per le aziende italiane.

 

Filippo Fasulo, Coordinatore Scientifico CeSIF e ISPI Research Fellow

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