Guangdong FTZ: il sistema Italia attende nuove aperture

Martedì, 11 Luglio, 2017

di Fabio Stella *

A poco più di due anni dall’inaugurazione della Guangdong Free Trade Zone, nella provincia meridionale cinese è tempo di bilanci e di analisi in merito all’apporto di una delle ultime aree selezionate dal Governo cinese per l’apertura all’investimento estero, la semplificazione burocratica e l’utilizzo di interfacce governative user-friendly. Licenze societarie emesse in un unico certificato e nel giro di un giorno lavorativo sono gli slogan trasformati in vere e proprie rivoluzioni in una giurisdizione come quella cinese in cui la trafila per la costituzione di aziende ad investimento estero si conta ancor oggi in mesi. Divisa nelle tre municipalità cardine di Shenzhen (Qianhai), Guangzhou (Nansha) e Zhuhai (Hengqin), la Guangdong FTZ conta su un totale di 116,2 Km2. I focus su settori e industrie hanno confermato gli obiettivi iniziali: Qianhai è diventata la piattaforma finanziaria per i rapporti con Hong Kong, Hengqin un polo per i settori hi-tech e delle nano-tecnologie medicali, il distretto portuale di Nansha l’hub per il commercio estero e il cross border e-commerce.


 

Guardando alla sola Guangzhou (Nansha) FTZ, oltre ai dati ufficiali che mostrano un Pil di 1,87 milioni di RMB per il 2016 - circa il doppio rispetto all’anno precedente - con 24.671 aziende costituite ed attive nell’area, quali sono dunque i risultati in termini di attrazione e apertura nei confronti dei colossi di bandiera e delle Pmi europee e italiane?La spinta delle autorità locali verso la creazione di vere e proprie oasi per gli investimenti stranieri è strettamente connessa alla necessità di potenziare lo sviluppo e l’urbanizzazione di aree periferiche nelle tre megalopoli del Pearl River Delta (PRD), garantendo nuove frontiere all’immigrazione dalle province interne meno sviluppate e da sempre fornitori di manodopera a costi competitivi.

Di fronte ad un inevitabile abbandono dei settori per la produzione a basso costo (ormai spostata definitivamente nel Sud-est asiatico o in altri clusters interni), la Guangdong FTZ si concentra invece sui settori dell’industria ingegneristica avanzata (marina, aviazione, energia termo-nucleare, meccanica ed elettronica). Perfettamente in linea con le direttive nazionali per il “Made in China 2025”, la Guangdong FTZ rientra nella nuova strategia di passaggio dalla produzione a basso costo all’industria 4.0 grazie all’impatto di know-how globale, robotica, intelligenza artificiale e Internet of Things.

Grazie alla formale esclusione dell’intera area dalla giurisdizione fiscale cinese, prodotti importati e stoccati presso le innumerevoli strutture logistiche del porto di Nansha godono di una trattamento esente da Iva e dazi doganali. Un sistema di ispezioni accelerate e il funzionamento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dei distretti per l’Inspection & Quarantine fanno di questa FTZ la base principale per gli operatori logistici di riferimento per la business comunity straniera in Cina.

Un’analisi che parta dal numero totale per la presenza europea ed italiana nella Guangzhou FTZ deve necessariamente tenere conto delle 952 aziende di provenienza da Hong Kong e Macau, tuttoggi regine nell’attrazione di headquarter per l’Asia Pacific. L’utilizzo della FTZ quale primo accesso al mercato cinese da parte delle aziende italiane resta ancora da confermare, dato che finora sono state proprio le realtà già da tempo presenti nel Sud della Cina a sfruttare immediatamente le recenti aperture. Nel giugno 2017, la pubblicazione dei risultati della Business Confidence Survey tra i membri della European Chamber of Commerce – South China Chapter ha mostrato tuttavia che nessuna tra le aziende straniere che hanno completato la costituzione di una struttura presso la Nansha FTZ intende riproporre tale progetto nell’immediato futuro.

Come dimostrato nel recente Report dalla Commissione al Parlamento e al Consiglio Europeo sulle barriere agli scambi e agli investimenti internazionali pubblicato il 23 giugno 2017, la Cina rimane infatti il partner commerciale più restrittivo per beni e capitali provenienti dall’UE. Quanto sperimentato ed implementato nelle FTZ, inaugurate dal 2015 ad oggi, va sicuramente nel senso auspicato dagli attori in campo in entrambe le parti, ma rimane ancora da applicare su larga scala a livello generale. Gli ultimi aggiornamenti alla “negative list”, il catalogo che elenca i settori off-limits all’investimento estero, protegge ancora ben 15 industrie tra cui leasing, comparto estrattivo-minerario, industria manifatturiera in settori chiave così come la vendita all’ingrosso e al dettaglio dei relativi prodotti.

Sebbene le promesse del Premier cinese Li Keqiang al World Economic Forum Summit di Dalian del 28 giugno in merito all’equo trattamento delle imprese straniere in Cina rappresentino un impegno all’apertura agli scambi globali e alla progressiva liberalizzazione dell’economia, a quattro anni di distanza dalla pubblicazione della prima “negative list” le misure restrittive sono state dimezzate solo in settori in cui le aziende cinesi detengono ancora un monopolio de facto.

Se è vero che tutti gli attori internazionali impegnati in loco si aspettano un piglio più deciso nell’eliminazione delle restrizioni, un bilancio sul futuro delle FTZ in Cina e nella regione del Guangdong che per prima ha accolto gli FDI nel paese non può che chiudersi con la speranza che siano proprio queste aree sperimentali di libero scambio a spingere per una maggiore apertura grazie ai risultati per l’economia interna ottenuti finora.

 

* Associate, P&P (Shanghai) Business Consultancy Co., Ltd. Guangzhou Branch

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