PALAZZO CLERICI


Veduta della corte
interna di Palazzo Clerici

Palazzo Clerici sorge nel cuore della vecchia Milano, in quella che nel Seicento era detta “Contrada del prestino dei Bossi”.
Il Palazzo, che si elevava in un tessuto urbano fatto di piccole case, apparteneva a una delle più antiche casate storiche milanesi, la famiglia Visconti dei Consignori di Somma.
Nella seconda metà del Seicento, i due corpi principali del fabbricato furono resi autonomi e la proprietà fu ceduta ai Clerici, famiglia originaria del lago di Como dove avevano fatto fortuna con il commercio della seta e con attività bancarie.
Nel 1613, i Clerici si trasferirono a Milano, dove allargarono la cerchia dei loro affari e cominciarono a coprire cariche pubbliche sempre più rilevanti.

Nel Settecento, durante il passaggio dal barocco al neoclassico, Milano visse un'epoca di splendore edilizio. La dominazione austriaca teneva in gran considerazione la nobiltà locale, a cui spesso affidò il governo interno del Ducato e i Clerici ne approfittarono per consolidare la propria influenza. Segno tangibile di prestigio, Palazzo Clerici divenne una delle dimore settecentesche più lussuose e fastose di Milano.


La Sala della Musica
con gli arredi settecenteschi

Le trasformazioni più consistenti nel palazzo si devono all'iniziativa di Giorgio Antonio Clerici, il membro più illustre della casata, che nel 1741 affidò a Giovanbattista Tiepolo l'incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo, la cosiddetta Galleria del Tiepolo.
Il modello a cui ambiva Giorgio Clerici nell'adeguamento dell'abitazione di famiglia voleva ostentare un cerimoniale molto vicino a quello di una corte principesca, del tutto confacente al ruolo ormai acquisito dalla famiglia in seno all'apparato amministrativo imperiale.
L'assetto di Palazzo Clerici si doveva infatti distinguere nettamente dalle dimore dell'aristocrazia milanese, per diversi elementi: la maggiore complessità interna, la più elevata specializzazione funzionale, la singolare moltiplicazione di gallerie destinate a ricevimenti pubblici e all'esposizione di oggetti d'arte.

Tuttavia nel 1768, alla morte del marchese, il patrimonio della famiglia era praticamente dissipato. Il Palazzo, con tutti gli arredi, passò a Francesco Clerici, membro del ramo secondario della casata, che nel 1772 lo affittò all'arciduca Ferdinando d'Austria e alla moglie Beatrice d'Este, rappresentanti dell'imperatrice di Vienna nel ducato di Milano. I nobili ospiti vi rimasero fino al momento in cui si trasferirono a Palazzo Reale.
Durante la permanenza dell'arciduca Ferdinando d'Austria, il Palazzo fu oggetto di una nuova distribuzione interna alla quale rimangono tuttora legate le denominazioni di alcune delle sale più sontuose e riccamente decorate del Palazzo come il Boudoir e la camera da letto di Maria Teresa.


Veduta della Sala Leopoldo Pirelli

Tale nuova distribuzione e destinazione delle sale era dettata dall'esigenza di adeguare gli ambienti del Palazzo alle diverse esigenze di un sovrano e della corte al suo seguito rispetto a quelle di un aristocratico come il Clerici.
Dopo il trasferimento della corte a Palazzo Reale, nel 1778, don Francesco Clerici fu costretto ad affittare il Palazzo che venne quindi frazionato in diversi appartamenti, con la conseguenza di un'inevitabile alterazione dell'assetto distributivo.

Nel 1813 il Palazzo fu venduto al governo napoleonico del Regno d'Italia, divenne sede della Corte d'Appello nel 1862 per poi passare all'Ispi nel 1942.