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GLI ARREDI E GLI ARAZZI
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Nella Galleria del Tiepolo, gli stucchi dorati, fortemente aggettanti, delle cornici si fondono con le boiseries intervallate dagli arazzi delle pareti, collegando lo spazio architettonico reale con quello immaginario della volta, a imitazione di altri ambienti di grande rappresentanza di regge e residenze nobiliari europee dell'età barocca. Inoltre, essa, assieme alla "sala degli specchi", alla "sala del Maresciallo" e al "boudoir di Maria Teresa", si inserisce in un filone di ambienti milanesi di prezioso gusto rocaille, in parte tuttora esistenti, in parte perduti, in cui l'elemento dominante è costituito dagli specchi e dalle dorature.
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Scorcio della Galleria
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Nella vasta "Galleria" le pareti sono completamente rivestite da una fitta sequenza di incorniciature, stipiti, porte, specchiere e scuretti disposti a formare un complesso decorativo unitario e omogeneo. La stessa mobilia, forse proveniente da botteghe viennesi, venne concepita in funzione di questa coerenza decorativa, come è evidente nelle consoles, dagli ornati ricorrenti anche negli infissi, oppure nei divani, i cui profili degli schienali seguono di pari passo l'andamento curvilineo delle sovrastanti specchiere. Per questo la ricchezza e la varietà degli intagli, impreziositi dall'oro e dalle lacche, non generano sensazioni di "horror vacui", ma suggeriscono piuttosto una sintesi simmetrica di ornamentazioni.
Lungo il perimetro della "Galleria", interrompendosi solo in corrispondenza delle porte e delle portefinestre, corre una zoccolatura di riquadri dipinti a monocromo, oro su bianco, con scene di vita militare, un "capriccio" di carattere orientaleggiante.
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Una delle pareti della Galleria: sono visibili le boiseries e i pannelli decorati
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Quella a monocromo è la componente meno appariscente dell'intera boiserie della "Galleria degli intagli", che esplode, in tutta la sua magnificenza e spettacolarità nei rilievi dorati che ricoprono indistintamente tutte le componenti d'arredo.
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In Palazzo Clerici l'intento decorativo raggiunge esiti d'eccezione e finalità non solo ornamentali: infatti, la "Galleria degli intagli" costituisce una splendida cornice per la messa in scena della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, come la volle immaginare Giovan Battista Piazzetta quando ne illustrò l'edizione pubblicata a Venezia nel 1745, presso l'amico Giovan Battista Albrizzi.
Dato l'effetto d'insieme di scintillante magnificenza gli arazzi, ben armonizzati nella sala, potrebbero sembrare a un visitatore inconsapevole eseguiti per quella sede e fin dall'origine destinati alle posizioni che ancora occupano.
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Dettaglio di una boiserie con scene belliche
tratte dalla Gerusalemme Liberata del Tasso |
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Ma un'analisi più attenta rivela per gli arazzi e per le cornici lignee che più direttamente li racchiudono (le cornici furono sicuramente eseguite e poste nella sala con gli arazzi e proprio per inquadrarli, anche se le dimensioni degli uni e delle altre non coincidono perfettamente e i parati intessuti devono essere ripiegati, quale più e quale meno, per rientrare nei loro riquadri), una situazione più problematica e stratificata. Le cornici hanno un aspetto più semplice, lineare e disadorno, e sono anche dissimili per la cromia, con la loro integrale doratura, rispetto alle circostanti "boiserie": le prime rivelano perciò di essere integrazioni non solo posteriori ma in qualche misura anche, quanto allo stile, in controtendenza rispetto all'aspetto pienamente rococò assunto dalla sala nel quinto decennio del XVIII secolo.
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Sala del Maresciallo,
Le fatiche di Ercole , dettaglio
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Gli arazzi foderavano le pareti di tutto il Palazzo: nei locali meno rappresentativi i parati parietali erano di tessuti più ordinari, ma nelle stanze e nelle sale di maggiore importanza subentravano le più pregiate tappezzerie di damasco cremisi, guarnito di galloni d'oro, o gli arazzi.
Le Storie di Mosè, le più preziose di tutte, sono pervenute ai giorni nostri in stato eccellente e ancora racchiuse nei campi parietali e nelle cornici del terzo quarto del XVIII secolo.
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L'allestimento odierno è ancora quello voluto da Antonio Giorgio ed è garantito dal confronto tra l'odierna Galleria e le sue descrizioni inventariali tra il 1770 e il 1813.
Sulla parete più lunga, di fronte alle finestre, sono distribuiti i quattro arazzi di maggiore formato, che per qualità esecutiva, omogeneità narrativa e stilistica, identità delle bordure e coincidenza delle dimensioni (in altezza) appartengono evidentemente a una medesima serie; isolato a un capo della parete opposta sta il quinto, alto come gli altri ma più stretto e privo delle bordure lungo i lati. Il loro disegno, ben dettagliato, è esaltato dall'eccellente stato conservativo dei tessuti; i colori, luminosi e sfuocati negli sfondi ma vivi e contrastati sui primi piani, sono costituiti soprattutto da tinte rosse, blu, arancio, verdi, marroni, brune e bianche e sono preservati intensi, grazie alla buona qualità dei filati e delle tinture impiegate dall'arazziere, nonché all'efficace opera di lavaggio, manutenzione e restauro attuata sugli arazzi nel 1992 dal laboratorio Morassutti di Padova.

Jan Leyniers, Passaggio del Mar Rosso , arazzo
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