La carestia in Africa orientale: tra storia, cambiamenti climatici e fattori politici

Giovedì, 6 Aprile, 2017

Enrico Casale

«[Quella in corso] è la più grave crisi umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale». A lanciare l’allarme sulla gravità della siccità in Africa orientale sono le Nazioni Unite. Un’emergenza che sta mettendo in ginocchio Paesi già colpiti severamente da guerre, crisi politiche, scontri etnici. «È una situazione terribile - ha detto Antonio Guterres, Segretario generale dell’Onu -, milioni di persone stanno sopravvivendo a stento. Sono obbligati a uccidere i loro pochi animali e ad alimentarsi con le sementi che avrebbero dovuto piantare la prossima stagione. Restano poi vulnerabili alle malattie e alle epidemie». Ed è per questo che il Palazzo di Vetro ha chiesto uno stanziamento di almeno 4,4 miliardi di dollari per fronteggiare la crisi e allestire un piano di intervento. 

Storicamente l’Africa orientale è flagellata dalla siccità e dalle carestie. Per secoli, le popolazioni hanno dovuto affrontare fenomeni di questo tipo con una cadenza di cinque o sei anni. Recentemente, però, si è assistito a un’accelerazione di questa periodicità a causa del surriscaldamento globale. L’aumento delle temperature ha portato a un progressivo inaridimento delle fonti idriche con un conseguente calo della produzione agricola e un impoverimento dei pascoli. Il caldo e le eccessive distanze per procurarsi l’acqua mettono a repentaglio vite umane e bestiame. Secondo un calcolo fatto da alcune organizzazioni internazionali, nelle zone rurali dell’Africa orientale oggi è necessario percorrere in media 20 km per raggiungere un pozzo o un corso d’acqua che, spesso, si trovano in zone pericolose e offrono acqua insalubre. Ciò avrà un effetto negativo su economie fragili come quelle della regione orientale dell’Africa. Il Pil, che pure è mediamente cresciuto del 2,8% nei primi mesi del 2017, è previsto in calo nei mesi centrali dell’anno. A ciò va aggiunto un aumento medio dell’inflazione del 13,4%. 

Attualmente, in Africa 23 nazioni stanno fronteggiando la siccità e la carestia. Tra le più colpite c’è il Sud Sudan. A fine febbraio, Nazioni Unite, Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), Pam (Programma alimentare mondiale) e Acnur (Agenzia per i rifugiati), in un comunicato congiunto hanno denunciato la tragicità della situazione, sottolineando come 100mila persone rischiano di morire di fame nelle regioni settentrionali e, se all’allarme non seguiranno interventi operativi, circa 6 milioni di persone (la metà della popolazione sudsudanese) rischia di rimanere senza cibo entro luglio. Nel Paese, le difficili condizioni climatiche si sommano agli effetti di una guerra civile devastante che dal 2013 ha fatto migliaia di vittime e ha costretto più di 4 milioni di persone a lasciare la propria casa e a rifugiarsi in altre regioni o all’estero. Sia i ribelli sia le forze armate bloccano gli aiuti umanitari di emergenza e intere comunità sono abbandonate a se stesse, cercando di sopravvivere con le pochissime risorse disponibili e bevendo acqua inquinata.

Una situazione simile è quella vissuta dalla Somalia, Paese in preda di una guerra civile da 26 anni. La metà dei somali si trova ad affrontare una situazione di insicurezza alimentare acuta. Di questi, tre milioni hanno urgente bisogno non solo di derrate alimentari e di acqua pulita, ma anche di medicine per curare gli effetti della malnutrizione. Nei primi tre mesi dell’anno, circa 200mila persone si sono spostate in improvvisati campi profughi. Nelle ultime settimane si è formato un grande insediamento a Baidoa, nella regione del Bay. Anche in Somalia, come in Sud Sudan, è difficile portare aiuti umanitari. La presenza di al Shabaab (milizia jihadista legata ad al Qaeda) rende difficile organizzare una rete di sostegno per le popolazioni colpite dalla siccità. Il rischio è quindi che la situazione peggiori ulteriormente nei prossimi mesi.

Non sono semplici neppure le situazioni in Burundi e in Eritrea. In Burundi, tre milioni di persone (un quarto della popolazione) sono a rischio. L’insicurezza alimentare è aggravata dalla crisi economica che attanaglia il Paese ed è diretta conseguenza della crisi politica innescata dalla rielezione per il terzo mandato del Presidente Pierre Nkurunziza. In Eritrea, l’Unicef ha dichiarato che 450mila bambini sono a rischio malnutrizione. Il Governo di Isayas Afeworki nega ci sia un’emergenza e controlla rigorosamente l’accesso umanitario al Paese. 

La siccità non ha avuto pietà neppure di Paesi in crescita come Kenya ed Etiopia. In Kenya, gli scarsi raccolti del 2016 hanno portato 2,7 milioni di persone sull’orlo della carestia. In Etiopia, per le stesse ragioni, sono a rischio addirittura 5,7 milioni di persone. 

«La gente sta morendo. Il mondo deve agire ora per fermare tutto questo – ha detto Guterres nel corso della sua visita a Mogadiscio il 7 marzo -. Abbiamo bisogno di fare più rumore possibile. Conflitti, siccità, cambiamenti climatici, malattie sono una combinazione che si sta trasformando in un incubo».


Enrico Casalegiornalista di Africa Rivista

Aree di Ricerca: