La NATO tra Varsavia e il Mediterraneo

Giovedì, 7 Luglio, 2016

Fabrizio Coticchia,

Il prossimo vertice dei capi di stato e di governo della NATO (Varsavia, 8-9 luglio 2016) rappresenta un momento cruciale per il processo di evoluzione dell’Alleanza atlantica. Lo scenario regionale è infatti caratterizzato da un permanente arco di instabilità, dall’Europa orientale al Mediterraneo. Le sfide poste dal terrorismo transnazionale e dai conflitti che insanguinano i confini dell’Europea (e dalla drammatiche conseguenze che da essi derivano), richiedono scelte urgenti e complesse. Ma proprio di fronte alla pluralità di minacce esistenti, gli stati membri della NATO non sembrano condividere le stesse opinioni e priorità.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno “spostamento verso est” dell’Alleanza in seguito alla crisi tra Ucraina e Russia, volto a garantire deterrenza nei confronti di Mosca e a rassicurare i preoccupati membri orientali della NATO, dai paesi baltici alla Polonia. Il precedente summit in Galles (2014) illustrava chiaramente tale tendenza, anche attraverso la predisposizione di strumenti ad hoc (quali il “Readiness Action Plan”) volti ad incrementare il livello di interoperabilità e prontezza operativa della NATO, contrastando le minacce poste dalla tanto dibattuta “hybrid warfare”. Esercitazioni congiunte e battaglioni multinazionali hanno poi dato seguito alla volontà dell’Alleanza di mostrarsi ancora capace di ergersi a “ombrello difensivo” per i suoi membri.

Sebbene il livello di violenza sia diminuito al confine tra Ucraina e Russia, una soluzione politica al conflitto appare tutt’oggi ancora lontana. Molti stati europei (Italia in primis) hanno iniziato a manifestare con sempre maggiore forza le proprie perplessità rispetto ad un atteggiamento “troppo rigido” verso Mosca, aprendo alla necessità di un rinnovato dialogo con il Cremlino, data la sua rilevanza strategica anche in altri contesti geografici. 

A tali considerazioni si lega poi una diversa percezione della minaccia stessa, mai in fondo condivisa dai paesi mediterranei della NATO, per motivi di tipo storico, culturale, e geopolitico. Se al divampare della crisi in Crimea e Donbass, era infatti lecito immaginare uno “spostamento ad est” dell’Alleanza, con l’emergere di crescenti minacce dal “fronte sud”, la spinta verso un generale riposizionamento strategico della NATO appare sempre più pressante. Il recente impegno navale della NATO nel Mar Egeo in supporto a Grecia e Turchia per operazioni volte a gestire i flussi migratori rientra nel rilevante framework della “maritime security” dell’Alleanza (la quale può contare sulle Standing Naval Forces - SNF) e conferma soprattutto la rinnovata attenzione verso il Mediterraneo. I conflitti devastanti in Siria e Iraq, la perdurante crisi della Libia rappresentano i focolai di tensione che alimentano crescenti flussi di profughi verso nord. Al contempo, la minaccia dello Stato islamico e del terrorismo transnazionale ha assunto una dimensione ben più preoccupante rispetto al 2014.

Quale direzione prenderà allora la NATO a Varsavia rispetto al mutato scenario geopolitico? Alla luce del cambiamento sopra citato, sarà interessante osservare la modalità e gli strumenti operativi attraverso i quali sarà presumibilmente attribuita una nuova centralità al Mediteranno come contesto strategico dell’Alleanza. In tal senso, due aspetti meritano una particolare attenzione a fronte del probabile “ribilanciamento a sud” della NATO. In primo luogo, occorre ricordare che nonostante l’attenzione posta sul crisis management e sulle missioni in aree di crisi, la difesa collettiva rappresenta ancora il principale compito istituzionale della NATO. In secondo luogo, la minaccia che l’Alleanza è chiamata affrontare sul suo fronte orientale è più “semplice” anche solo da individuare e contrastare, sia a livello di dottrina che per mezzi d’impiego. Al contrario, la “frontiera meridionale” appare molto più indeterminata, nelle dinamiche e negli attori dominanti, ben più complessa da gestire per un’organizzazione come la NATO, sviluppatasi attorno proprio a concetti quali deterrenza e difesa territoriale.

Occorre, quindi, tenere in considerazione questi elementi per meglio comprendere il confronto politico che avverrà a Varsavia. Il summit NATO sarà inoltre la prima vera occasione per capire come cambierà il rapporto tra l’Alleanza atlantica e Unione europea dopo la scellerata decisione della “Brexit”.

In questo scenario l’Italia rappresenta ancor di più un attore-chiave tra i paesi interessati a “riportare a sud” la NATO. Come già emerso in materia di sanzioni economiche verso la Russia, Roma spinge per un riavvicinamento con Mosca e al contempo chiede un maggiore supporto da organizzazioni come NATO e (soprattutto) Unione Europea nella gestione delle minacce che provengono da Nord Africa e Medio Oriente. Il Libro Bianco della Difesa e della Sicurezza (2015) attribuisce una nuova centralità strategica al Mediterraneo. In conformità con la recente dottrina nazionale ed in linea con gli interessi vitali, l’Italia è quindi chiamata a “fare sentire” con forza la propria voce a Varsavia. Ben sapendo che le minacce che provengono dalla sponda sud del Mediterraneo richiedono un complesso approccio multidimensionale e scelte politiche coraggiose di medio e lungo periodo per scardinare quel pericoloso circolo vizioso tra radicalismo e intolleranza che assedia l’Europa. 

 

Fabrizio Coticchia, Università di Genova