Per ora Marine Le Pen vince solo in "provincia"

Venerdì, 21 Aprile, 2017

Piero Ignazi

Tra pochi giorni sapremo quali saranno i due contendenti alla sfida finale del 7 maggio. I sondaggi, mai così abbondanti come in questa tornata, hanno dato negli ultimi quindici giorni risultati sorprendenti mettendo quattro candidati quasi sulla stessa linea e quindi con uguali possibilità di accedere al secondo turno. Anche in Francia i sondaggisti sono però in crisi, come dimostrano i macroscopici errori di valutazione nelle competizioni primarie per la scelta del candidato socialista e, soprattutto, di quello gollista. Se una tale distorsione si ripetesse, avremmo sorprese clamorose, la più fragorosa delle quali sarebbe rappresentata dall’esclusione dal secondo turno di Marine Le Pen, leader del Front National (FN). Proprio chi è stato indicato per mesi e mesi come il front runner potrebbe essere esclusa dalla competizione? Sì e no.

Sì perché la sua campagna elettorale è stata tutta sulla difensiva a parte questi ultimissimi giorni – ma insufficienti per modificare un clima di opinione – e perché la sua lunga posizione di testa tende a smobilitare una parte dell’elettorato vicino al FN. Il vincente per definizione non piace sotto tutte le altitudini. E in effetti proprio “il clima di opinione” non sospinge più il Front National in queste ultime settimane. I suoi slogan, le sue provocazioni, sono ormai diventati luoghi comuni e come tali perdono appeal per un elettorato arrabbiato come quello che tradizionalmente vota per il FN.

D’altra parte, però, Marine Le Pen gode di un invidiabile “zoccolo duro” di sostenitori. Già da mesi più dell’80% degli elettori potenziali del FN si dichiaravano certi di confermare la loro preferenza anche alle urne, mentre gli elettori “certi” degli altri candidati oscillavano tra il 55% e il 65%. Questa base d’appoggio della candidata frontista è importante per superare il primo scoglio, ma lo è soprattutto nel ballottaggio perché significa che quegli elettori non si faranno distrarre da nessun’altra alternativa.

Ad ogni modo, il Front National è diventato un attore politico di prima grandezza nel panorama politico francese. Questo grazie al mutamento di immagine proiettata dalla più sorridente e meno inquietante figlia del fondatore; alla delusione cocente della presidenza socialista di François Hollande; al sentimento di insicurezza sia fisica (attentati) che economica (disoccupazione); alla disaffezione, questa di lunga data, nei confronti del sistema politico nelle sue varie articolazioni. Tutti questi fattori hanno agito da propellente per le ambizioni del partito.

Tuttavia secondo un recente sondaggio (qui di seguito si fa riferimento al sondaggio IFOP, Radioscopie de l’électorat du Front National, aprile 2017) più che l’immagine del leader sembra prevalere nelle intenzioni di voto il desiderio di esprimere con il sostegno al Front “lo scontento verso tutte le altre forze politiche”: questa opzione raccoglie il 45% dei consensi tra coloro che avevano votato FN nel passato e soprattutto viene indicata per prima su una lunga lista, con il 29% delle citazioni. Tuttavia, per coloro che già avevano votato FN è aumentata la quota di coloro che intendono riconfermare il voto sulla base dell’adesione alle idee e ai programmi del partito. Le sue idee sembrano prendere consistenza. Questo riflette la peculiarità dell’elettorato frontista che su alcuni temi si differenzia radicalmente dagli altri elettorati di sinistra e di destra classica insieme. Su questioni come l’accoglienza dei rifugiati, la sicurezza, l’“invasione” degli stranieri, la pena di morte, l’Unione europea, il liberalismo culturale (a eccezione, curiosamente, del matrimonio omosessuale tranquillamente accettato anche nel FN: una vera rivoluzione culturale rispetto al passato!). Questo conferma che il FN raccoglie i consensi di una parte crescente della società francese ma rimane isolato da tutti gli altri su molti aspetti. Eppure oggi gli elettori del FN nell’80% dei casi ritengono il loro partito “capace di governare”, mentre dieci anni fa ne erano convinti appena il 47%.

La marcia di avvicinamento del FN verso il potere continua e i risultati clamorosi alle elezioni europee e locali degli ultimi anni hanno messo le ali al partito. Tuttavia, per quanto siano aumentati coloro che dichiarano di votare per le idee del FN, è ancora l’opposizione all’establishment il fattore decisivo per conferire il proprio voto al Front National. Non per nulla il serbatoio elettorale del partito continua ad essere alimentato dalle fasce sottoprivilegiate della società francese, da disoccupati e persone con basso reddito e limitata istruzione, concentrate soprattutto nelle zone non particolarmente urbanizzate. Tutte componenti, queste, che si sentono “escluse”. E di questo incolpano “chi sta in alto”.

In conclusione, il voto del FN riflette la storica frattura tra Parigi (e in misura minore le altri grandi città) e la “provincia”, tanto che nella capitale il consenso frontista è molto più contenuto rispetto alla media nazionale. Questo divario attesta una persistente marginalità del partito e deve essere colmato se vuole aspirare a governare.

 

Piero Ignazi, Università di Bologna - Alma Mater

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