Rinnovabili: India “frontrunner” della trasformazione energetica

Venerdì, 28 Luglio, 2017

Nicola Missaglia

Lo scorso novembre l’India ha inaugurato la centrale fotovoltaica più grande del mondo a Kamuthi, nello stato meridionale del Tamil Nadu. La centrale, finanziata dal gruppo Adani, è stata costruita in soli 8 mesi su un’area di 10km quadrati e una capacità di 648MW: oltre 100 più della precedente detentrice del record, la centrale Topaz in California. A pieno regime, Kamuthi fornirà energia a circa 150.000 abitazioni. Con quest’opera, l’India è riuscita non solo a superare il traguardo dei 10GW a produzione solare che solo pochi paesi possono vantare, ma si candida a diventare il terzo mercato di energia solare dopo gli USA e la Cina.

Tuttavia, il record che il governo Modi vuole battere è un altro, e ben più ambizioso: trasformare il paese nella prima potenza mondiale dell’energia rinnovabile, superando USA e Cina, attirando investimenti (permessi fino al 100%) da tutto il mondo. L’obiettivo non è solo definito nei minimi particolari all’interno dell’ambizioso piano di rilancio nazionale battezzato “Make in India”, eloquente sintesi di Making India e Made in India. Per raggiungerlo il governo ha messo in campo un piano di investimenti da 250 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni. La sfida sarà il canale preferenziale del paese per ergersi a “frontrunner” mondiale delle energie rinnovabili.

Ma c’è un aspetto domestico forse ancora più importante:  sono ancora oltre 240 milioni gli indiani che non hanno accesso all’energia elettrica (20% del totale). Per il solo fotovoltaico, il governo ha recentemente elevato il target per gli investimenti a 100 miliardi di dollari: non è casuale che diversi investitori stranieri, tra i quali la giapponese Softbank e la taiwanese Foxconn, si trovino già in prima linea. Non solo: in maggio il prezzo dell’energia solare indiana ha toccato un minimo storico (0,035 euro kWh), inferiore del 40% all’anno precedente, con evidenti ricadute sui prezzi di mercato del fotovoltaico anche a livello globale.

Firmataria degli accordi di Parigi, l’India punta a generare quasi due terzi della propria energia elettrica da fonti non fossili entro il 2027: obiettivo che, se raggiunto, sopravanzerebbe l’impegno per il 2030 preso a Parigi di oltre il 20%. E se oggi l’energia solare ammonta al 16% del totale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, entro il 2022 il governo vuole portarla a uno share superiore al 50%. Per la precisione a 100 Gigawatt dei 175GW complessivi. L’eolico che con 27.441 GW oggi rappresenta circa il 61% della capacità elettrica ricavata da fonti rinnovabili (il suo prezzo ha a sua volta già toccato un minimo record in febbraio: 0,05 euro kWh), verrà portato a 60 GW. Biomasse (10GW) ed energia idrica (5GW) copriranno il restante fabbisogno.

Da oggi al 2040 l’India, oltre a superare la Cina come paese più popoloso al mondo – oggi 1,3 miliardi che consumano solo il 6% dell’energia globale –, sarà quello con il più alto tasso di crescita nella domanda di energia fossile e non. Su questa domanda il governo di New Delhi ha dimostrato di voler investire massicciamente, e non solo a parole. L’energia sarà al centro della trasformazione del gigante indiano, e la priorità sarà data alle energie rinnovabili e alternative: è questo il settore su cui Delhi punta veramente. Ed è qui che le opportunità per investimenti, partnership e scambi di know-how sono e saranno le più interessanti.

 

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