UE-Giappone: una spallata al protezionismo

Martedì, 25 Luglio, 2017

di Pierluigi Ciabattoni e Stefano Gorissen

 

L’Economic Partnership Agreement tra Unione europea e Giappone è vicino alla conclusione. Dopo quattro anni e 18 round di negoziazioni, l’accordo deve essere completato in alcuni aspetti tecnici e capitoli come la protezione degli investimenti, ma dovrebbe essere ultimato per la fine dell’anno e poi ratificato dal  parlamento giapponese, da quello europeo e da quelli nazionali dei 28 Paesi (procedura tutt’altro che scontata come dimostra l’esperienza del Ceta, l’accordo di libero scambio siglato con il Canada che entrerà provvisoriamente in vigore a settembre). L’intesa su cui stanno lavorando Bruxelles e Tokyo è unica nel suo genere per due motivi: è la prima che include l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, per il quale prevede un impegno specifico, e rafforza gli standard per la protezione dei dati personali che le due parti hanno recentemente consolidato.

Quali sono gli effetti di questo accordo per l’Unione europea? Il PIL di lungo periodo dovrebbe crescere di circa lo 0,8%, l’export bilaterale del 34% mentre le esportazioni totali verso il mondo del 4%1. Da un punto di vista commerciale è molto rilevante perché il Giappone rappresenta il sesto partner europeo per interscambio a livello mondiale2  e il secondo in Asia, dopo la Cina. L'accordo di partenariato economico eliminerà la maggior parte dei dazi imposti alle imprese europee, pari a 1 miliardo di euro l'anno. Tra i prodotti con le maggiori opportunità ci sono quelli agricoli e alimentari, abbigliamento e calzature, farmaceutici e dispositivi medici. Il settore agroalimentare europeo sarà tra i primi beneficiari grazie al riconoscimento di 205 Indicazioni Geografiche e alla rimozione dei dazi imposti in Giappone su alcuni prodotti alimentari importati dall’Europa (attualmente al 29,8% su diversi tipi di formaggio o al 15% sul vino): l’effetto atteso è di una crescita delle esportazioni di questi beni del 170-180% (fino a 10 miliardi di euro). Inoltre l'accordo apre i mercati dei servizi (in particolare quelli finanziari, delle telecomunicazioni e dei trasporti), garantisce alle imprese dell'UE l'accesso agli appalti in 48 grandi città, ed elimina su scala nazionale gli ostacoli agli appalti nel settore ferroviario. In cambio Tokyo riceverebbe l’abolizione delle tariffe sull’import di auto e componenti giapponesi3.

Tuttavia per tutelare questo settore europeo è previsto un periodo di transizione prima dell’adozione delle nuove misure. L’effetto sulle esportazioni italiane sarà sicuramente positivo. Le previsioni dell’ultimo Rapporto Export di SACE "Export Unchained"4 indicano una crescita media del 3,4% tra il 2018 e il 2020 per le vendite di beni italiani verso il Giappone e del 4,4% per i servizi, ma senza considerare l’abbattimento delle barriere previsto in questo accordo. Con circa 6 miliardi di euro di beni esportati dalle nostre imprese nel 2016 (+9,6% rispetto al 2015; oltre il 10% dell’export UE), il Paese rappresenta la quindicesima destinazione dei nostri prodotti. L’Italia ha esportato principalmente beni dei settori tessile e abbigliamento (circa 20% del totale), meccanica strumentale (14%) e altri beni di consumo, come prodotti in cuoio e pelle (14%).


UE-Giappone: export e import di beni (2016, miliardi di euro)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Eurostat

 

L'accordo consente di rafforzare la leadership dell'UE nel plasmare le regole del commercio mondiale, in particolare cercando di superare le barriere che gli Usa in primis stanno implementando (da gennaio a giugno sono ben 189 i nuovi provvedimenti nei confronti degli altri Paesi del G20, +26% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso5). L’Unione europea può porsi così in prima linea a livello globale nella promozione del libero scambio, magari affiancata dalla Cina, che di recente si è proposta sotto questa veste. L’Economic Partnership Agreement con il Giappone è infatti soltanto uno dei progetti che Bruxelles ha per favorire il commercio a livello mondiale e le esportazioni europee in particolare. Altri accordi di libero scambio sono in fase di negoziazione con importanti realtà economiche: Arabia Saudita, Argentina, Brasile, Emirati Arabi Uniti e India e Indonesia.

 

Pierluigi Ciabattoni e Stefano Gorissen, Country Risk Analysts, Sace


Leggi Trade Watch

 

[1] Commissione europea, Trade Sustainability Impact Assessment of the Free Trade Agreement between the European Union and Japan, 2016.
[2]
Dopo Stati Uniti, Cina, Svizzera, Russia e Turchia.
[3]
Il Giappone è il secondo esportatore mondiale di automotive e componentistica dopo la Germania (valore dell’export circa 124 miliardi di dollari).
[4]
SACE, Rapporto Export 2017 – Export Unchained, giugno 2017.
[5]
Global Trade Alert, “Will Awe Trump Rules?”, luglio 2017.

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