Un'Iva per tutta l'India: la Goods and Services Tax

Venerdì, 28 Luglio, 2017

Nicola Missaglia

Il 1° luglio 2017 è entrata in vigore in India la Goods and Services Tax, conosciuta come GST. Oggetto di discussione da decenni ma approvata solo nell’agosto 2016 dopo un emendamento costituzionale, la GST è la nuova imposta indiretta nazionale sul valore aggiunto che farà del subcontinente indiano un mercato unico grande quanto Stati Uniti, Europa, Brasile, Giappone e Messico messi insieme. La GST che secondo molti analisti è la più radicale delle riforme fiscali ed economiche dall’indipendenza del 1947, sostituirà le 17 diverse imposte statali e federali in vigore fino al mese scorso, unificando così i regimi fiscali dei 29 stati e 7 territori della Confederazione indiana.

La riforma semplificherà le procedure burocratiche e fiscali (la nuova imposta è gestita interamente online), ridurrà di molto i tempi di transito delle merci ai confini tra gli stati e abbatterà costi logistici e barriere commerciali interne. Due sono gli obiettivi: da un lato stimolare l’emergere di filiere pan-indiane più moderne ed efficienti anche in termini di costi, sia per i produttori che per i consumatori (ma anche per gli investitori esteri); dall’altro dare impulso all’espansione dell’economia formale, che oggi impiega poco più del 15% dei lavoratori indiani. La GST dovrebbe inoltre agevolare la riscossione delle imposte, ridurre sprechi e intermediazioni nell’elargizione dei sussidi e garantire in generale una maggiore tax-compliance di imprese e cittadini.

Tutto questo sarà possibile con il sostegno delle misure della “JAM trinity”: l’inclusione fiscale attraverso conti bancari accessibili a tutti (Jan Dhan Yojana, oltre 290 milioni in 3 anni), la diffusione delle carte di identità elettroniche e biometriche (Aadhaar), e il Mobile banking (i cellulari in circolazione sono oltre 900 milioni e aumenteranno). L’entrata in vigore della nuova imposta arriva a poco meno di un anno dalla drastica demonetizzazione (Notebandi) con cui, nel novembre 2016, il governo da un giorno all’altro ha messo fuori corso tutte le banconote da 500 (6,7 euro) e 1000 Rupie (13,4 euro): l’86% della valuta in circolazione. Una decisione così radicale è stata presa per contrastare l’evasione e l’uso illecito di denaro contante, per reprimere la corruzione e, appunto, colpire l’economia informale nel suo insieme.

Se sul medio e lungo periodo l’introduzione della GST promette di abbattere i costi del doing business in India (14 miliardi di dollari il risparmio strutturale previsto per le imprese) con ricadute positive sugli investimenti esteri e le esportazioni indiane, resta ora da vedere se la misura (al momento ancora troppo complessa e segmentata) potrà essere semplificata e resa davvero efficace.In questo contesto sarà importante osservare come la GST verrà realizzata a livello legislativo (sia sul piano federale che dei singoli stati) e in che misura l’infrastruttura tecnologica di cui la GST necessita per funzionare, si dimostrerà abbastanza solida e accessibile non solo dai cittadini, ma anche dai funzionari pubblici.

Il primo test arriverà a settembre, quando le imprese e i commercianti di tutto il subcontinente dovranno presentare le prime rendicontazioni. Ma, sul medio e lungo termine, la prima delle incognite da non perdere di vista, è l’effetto che insieme alla GST, potrebbero avere sull’economia formale i ripetuti shock assestati in questi anni al settore informale. Variabile che, almeno per il momento, il governo centrale sembra prendere in scarsa considerazione.

 

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