Iran

IRAN: Il gigante in marcia tra Europa e Asia

Tra le priorità strategiche delineate dall’Iran nel Piano di sviluppo 2005–2025 (20 year national vision) lo sviluppo di un’economia della conoscenza ricopre un ruolo di primo piano. L’obiettivo per la Repubblica islamica è diventare il primo paese della regione dell’Asia sud–occidentale (che comprende oltre al Medio Oriente anche Asia centrale e Caucaso) per lo sviluppo economico, scientifico e tecnologico.

Data di pubblicazione: 
Ven, 09/15/2017
Italiano

Hi-Tech e start-up: verso un Iran 4.0

Venerdì, 15 Settembre, 2017

Annalisa Perteghella

Tra le priorità strategiche delineate dall’Iran nel Piano di sviluppo 2005-2025 (20 Year National Vision) lo sviluppo di un’economia della conoscenza ricopre un ruolo di primo piano. L’obiettivo per la Repubblica islamica è diventare il primo paese della regione dell’Asia sud-occidentale (che comprende oltre al Medio Oriente anche Asia centrale e Caucaso) per lo sviluppo economico, scientifico e tecnologico.

Post-Vote Iran: Giving Engagement a Chance

This Report intends to trace what lies ahead for Iran after the May 2017 Rouhani’s re-election. The analysis builds upon the assumption that Iran does not act in a vacuum: the US, as well as the EU actions, will inevitably help define the future trajectory of the country. A trajectory which is set domestically also by the generational transition Tehran is going through. The inter-factional struggle affecting Iran since the early years of the Revolution is now revived by what is actually at stake: the very future of the Islamic Republic.

Data di pubblicazione: 
Gio, 08/03/2017
Undefined

Post-Vote Iran: Giving Engagement a Chance

Giovedì, 3 Agosto, 2017

Annalisa Perteghella

Paolo Magri

2017 is a crucial year for Iran. In January, while the Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) entered the second year of implementation, in Washington the Trump Administration took office, with the promise to “renegotiate a disastrous deal”. In May, in Tehran, the incumbent president Hassan Rouhani won re-election by a wide margin. 

 

The events of the first half of the year draw a clear-cut picture of the current situation. Rouhani's pragmatic government is keeping up with its commitments under the JCPOA, while making an effort to open up its country to new economic and political actors. The same is not true of Washington, where the Trump Administration keeps sending contradictory signals. While the State Department has so far renewed the waivers and certified Iran’s compliance with the JCPOA, new sanctions have already been approved in the US Congress and Washington’s comprehensive Iran policy is under review.

 

This Report intends to trace what lies ahead for Iran after the May 2017 Rouhani’s re-election. The analysis builds upon the assumption that Iran does not act in a vacuum: the US, as well as the EU actions, will inevitably help define the future trajectory of the country. A trajectory which is set domestically also by the generational transition Tehran is going through. The inter-factional struggle affecting Iran since the early years of the Revolution is now revived by what is actually at stake: the very future of the Islamic Republic.

Due anni dalla firma del Jcpoa: l’accordo funziona ma non è ancora al sicuro

Venerdì, 14 Luglio, 2017

Annalisa Perteghella

A due anni dalla firma del Piano d’azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan of Action) tra Iran e P5+1, è possibile affermare che l’accordo stia funzionando: l’Iran ha finora rispettato gli obblighi contratti con la firma del Jcpoa, mentre Onu, Ue e Usa hanno sospeso le sanzioni relative al programma nucleare.

Focus Mediterraneo allargato n. 4, pubblicazione per Parlamento-MAECI

Executive Summary

Data di pubblicazione: 
Ven, 07/14/2017
Italiano

Focus Mediterraneo allargato n. 4

Mercoledì, 12 Luglio, 2017

Valeria Talbot

Annalisa Perteghella

Tiziana Corda

Eugenio Dacrema

Giuseppe Dentice

Chiara Lovotti

Nicola Missaglia

Stefano M. Torelli

Arturo Varvelli

Clara Capelli

Executive Summary

Mosul libera: quale futuro per l’Iraq?

Domenica, 9 Luglio, 2017

Dopo oltre otto mesi di scontri, le Forze di sicurezza irachene coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida statunitense hanno riconquistato Mosul, ultima roccaforte dello Stato islamico in Iraq. Lanciata ufficialmente lo scorso ottobre dal premier iracheno Haider al–Abadi, l’offensiva si era preannunciata fin da subito lunga e difficile, sia per la complessità della strategia militare sia per l’eterogeneità delle forze coinvolte nel fronte anti–IS (Forze di sicurezza irachene, peshmerga curdi, milizie sciite, combattenti delle tribù arabo–sunnite locali e coalizione internazionale a guida statunitense). Si è infatti trattato della più grossa operazione militare in Iraq dopo l’invasione americana che nel 2003 destituì il regime di Saddam. Oggi, se da una parte la liberazione di Mosul assesta senza dubbio un colpo decisivo alle milizie di al–Baghdadi, dall’altra inaugura una fase di profonda incertezza sul futuro del paese. Come cambia l’Iraq e quali saranno gli attori determinanti della ricostruzione post–conflitto? Con la leadership del califfato ridotta ai minimi termini e senza una guida politica efficace, quale direzione prenderà l’insurgency sunnita? Quale sarà il destino politico di Mosul e delle altre aree liberate lungo il confine della regione semi–autonoma del Kurdistan, di cui Erbil e Baghdad si contendono il controllo? Quali scenari per le numerose milizie che agiscono sul territorio iracheno?

Riyadh cambia passo. Acque agitate nel Golfo

Venerdì, 30 Giugno, 2017

La nomina del trentunenne Mohammed bin Salman a nuovo principe ereditario al trono dell’Arabia Saudita rappresenta l’ennesimo, e forse decisivo, segnale del cambiamento in atto nel regno dei Saud. Se il cambio di passo a Riyadh si annunciava da anni, almeno fin dall’insediamento nel 2015 dell’anziano re Salman (che non ha mai fatto mistero di vedere nel figlio Mohammed il suo erede prediletto), nel corso degli ultimi mesi gli eventi hanno subito una notevole accelerazione, e hanno riguardato non solo la casa reale, ma l’intera regione del Golfo: dal lancio, pochi giorni dopo la visita di Donald Trump, di una campagna a guida saudita volta a isolare il piccolo emirato del Qatar, alla sostituzione nel pieno delle notte del precedente principe ereditario Mohammed bin Nayef. Si aggiungano il primo attentato terroristico dell’ISIS in Iran e lo sventato attacco di pochi giorni fa alla Grande Moschea della Mecca. Avvenimenti apparentemente sconnessi, ma susseguitisi in una rapida sequenza che sembra fare emergere la crescente centralità della regione del Golfo nella geopolitica del Medio Oriente di oggi, e con ogni probabilità del prossimo futuro. Mentre l’Arabia Saudita appare sempre più impantanata nella sanguinosa guerra in Yemen e al tempo stesso si prepara ad avviare un ambizioso programma di riforme (Visione 2030) per diversificare la propria economia di rentier state — due iniziative ispirate e orchestrate proprio dal carismatico bin Salman — il passaggio del testimone a Riyadh e la rottura della tradizionale ‘cautela’ saudita nella propria politica di vicinato segnano l’inizio di una nuova stagione per il paese. Una stagione dagli sviluppi ancora indefiniti ma le cui ripercussioni, soprattutto sugli equilibri regionali, potrebbero essere forse dirompenti, proprio a partire dal Golfo.

Riyadh cambia passo. Acque agitate nel Golfo

La nomina del trentunenne Mohammed bin Salman a nuovo principe ereditario al trono dell’Arabia Saudita rappresenta l’ennesimo, e forse decisivo, segnale del cambiamento in atto nel regno dei Saud.

Data di pubblicazione: 
Ven, 06/30/2017
Italiano

Pagine

Subscribe to RSS - Iran