LA NASCITA DEL SISTEMA MONETARIO EUROPEO

Pochi avrebbero potuto immaginare che alla fine del 1977 una nuova grande iniziativa stava per rilanciare l'integrazione monetaria. In quel momento i nove stati membri sembravano essere divisi in due gruppi: uno aveva raggiunto un certo successo mantenendo l'inflazione moderata e aveva continuato a partecipare alla fluttuazione congiunta creata dal serpente. Di questo gruppo facevano parte la Germania, i paesi del Benelux, la Danimarca e la Norvegia come membro associato. Tre delle restanti valute europee (il franco francese, la lira italiana e la sterlina) fluttuavano individualmente, i rispettivi paesi avevano una forte inflazione e registravano grandi deficit sulla bilancia dei pagamenti. La moneta irlandese, infine, era in stretta relazione con quella inglese. Sembrava quindi impossibile trovare un denominatore comune per creare una Unione Monetaria.

Alcuni eventi politici favorirono l'idea che le divergenze economiche potessero essere superate: il cambiamento più importante fu nella politica interna francese e tedesca.

- Le elezioni del Parlamento francese mostrarono come la coalizione centrista che era al governo fosse stabile e questo consentì alla Francia di perseguire la stabilizzazione economica.

- In Germania ci fu un largo appoggio alla coalizione social-democratica di governo. Secondo il Cancelliere tedesco questo era il momento giusto per cercare una alleanza più stretta con i partners europei. In particolare modo proprio la Germania cercava più indipendenza dagli Stati Uniti anche perché la nuova amministrazione Carter non era di suo gradimento. Schmidt continuò a cooperare con gli Stati Uniti, ma nello stesso tempo cercò di legare più saldamente il marco alle monete europee che fluttuavano in modo individuale ritenendo che l'integrazione monetaria avrebbe stabilizzato il commercio e aumentato l'influenza dell'Europa a livello internazionale.

Ci furono diverse iniziative e diversi progetti di attuazione di una Unione Economica e Monetaria, quella più interessante è il piano proposto della Commissione. Nel gennaio del 1977 Roy Jenkins assunse il ruolo di presidente della Commissione Europea in un momento non troppo facile. Jenkins seppe abilmente rilanciare il discorso sull'EMU durante un intervento all'Istituto Europeo di Firenze alla fine del 1978. Nel suo discorso Jenkins riconosceva i benefici che potevano essere conquistati grazie ad un rilancio della coordinazione monetaria erano molto grandi, ma per realizzarli era necessario un piano più radicale di quelli proposti precedentemente, come dimostrava il fallimento del piano Werner. Jenkins pensava ad un trasferimento di funzioni dagli stati alle istituzioni comunitarie secondo le linee proposte dal rapporto Mc Dougall: uno studio sul federalismo fiscale e sulla creazione di una moneta unica voluto dalla Commissione che era stato completato proprio nel 1977.

Il discorso tenuto a Firenze aveva lo scopo di persuadere gli stati membri del miglioramento economico che si sarebbe realizzato se

- si fossero aumentati i poteri della Comunità e

- ci si fosse mossi verso la stabilità dei tassi di cambio e

- infine verso la moneta unica.

Nel proporre queste idee Jenkins fu influenzato da Triffin, economista, ispiratore dell'EPU e grande sostenitore della moneta unica e da alcuni membri della Commissione tra cui Michael Emerson. La reazione generale fu tuttavia fredda se non addirittura ostile e molti considerarono il piano di Jenkins una semplice utopia.

La proposta fu sottoposta ai ministri ECOFIN e al Consiglio Europeo che si imbarcarono in una serie di confronti con una certa riluttanza. Ma inaspettatamente queste discussioni furono superate da idee più ambiziose: l'iniziativa Schmidt-Giscard, sottoposta al Consiglio Europeo di Copenhagen nell'aprile del 1978, proponeva un meccanismo più stretto di coordinazione politica e voleva l'istituzione di un Fondo Monetario Europeo. Come era stato possibile ideare, in una tale situazione di incertezza, un progetto così ambizioso?

All'inizio del 1978 il problema principale era una rinnovata instabilità del dollaro e ciò che solo due anni prima appariva inconcepibile ora sembrò molto più realistico. Cominciò a sembrare più plausibile la creazione di una stabilità europea piuttosto che continuare a sperare nella stabilità del dollaro.

- Il Consiglio Europeo che si tenne a Brema il 6 e 7 luglio 1978 definì lo SME come "zona di stabilità monetaria" stretta almeno quanto il serpente monetario. Una nuova unità, l'ECU (European Currency Unit), sarebbe stata al centro del sistema e usata come mezzo di regolamentazione fra le autorità monetarie europee. Le conclusioni del Consiglio di Brema non furono molto chiarificatrici perché lasciavano molte questioni aperte che andavano risolte e specificate nel successivo Consiglio di dicembre, in modo particolare quelle riguardanti l'ECU come moneta di riserva.

- Nel Consiglio Europeo di Bruxelles si decise che lo SME sarebbe entrato in funzione il 1 gennaio 1979 e, due anni dopo, sarebbe stato creato il Fondo Monetario Europeo. L'ECU, posto al centro dello SME, e sarebbe stato usato come numerario per il meccanismo di cambio, come base per l'indicatore di divergenza, come denominatore per operazioni di intervento e di credito e come mezzo di regolamento fra le diverse autorità monetarie europee.

Nacque così lo SME che era sostanzialmente un'area valutaria basata su una moneta "paniere" che prevedeva cambi fissi. L'ECU era composto dalla somma delle quantità fisse delle monete di tutti i paesi appartenenti alla CEE.

I primi dieci anni dello SME

A partire dal 1987 lo SME ha vissuto un periodo di consolidamento, di maggiore coesione fra le autorità monetarie dei paesi membri ed ha anche aumentato il numero dei paesi partecipanti.

- Gli accordi di Basilea-Nyborg hanno certamente favorito la stabilità dello SME, ma anche il fatto di avere isolato le vicende del dollaro dai sistemi di cambio europei fu un grande aiuto alla stabilità. Vi fu anche un miglioramento della congiuntura economica dovuto al "controshock" petrolifero e all'effetto positivo dovuto ai progetti di una successiva integrazione europea. Nel 1989 la Francia e la Germania si impegnarono ad evitare qualsiasi cambiamento del tasso centrale bilaterale fra le due monete in modo da evitare la speculazione e di abbassare il tasso di inflazione.

Alla fine degli anni Ottanta si poteva quindi dare una valutazione positiva dello SME, i riallineamenti esaminati nelle pagine precedenti erano stati abbastanza notevoli, ma anche giustificati, da una situazione economica mondiale abbastanza difficile e dai grandi differenziali d'inflazione che caratterizzavano i paesi all'inaugurazione dello SME.

- Nei paesi dello SME l'inflazione si era ridotta a partire dai primi anni Ottanta in parte grazie alla disciplina nella conduzione delle politiche economiche e monetarie ed in parte grazie alla riduzione dei prezzi internazionali, in particolare quelli del petrolio e delle materie prime. Nei paesi con una moneta più debole ci fu uno sforzo di innovazione e ristrutturazione da parte di tutte le imprese per contenere i costi e aumentare la produttività. Quello che è mancato è stato invece un coordinamento delle politiche economiche: il peso degli aggiustamenti è sempre ricaduto sui paesi che soffrivano di una inflazione alta, mentre la Germania svolgeva il ruolo di "ancora" e accumulava avanzi sulla bilancia dei pagamenti assumendo il ruolo di valuta di riserva e non quello, ben più importante, di motore della crescita economica della Comunità.

Molti hanno sostenuto che il ruolo della Germania nello SME è stato simile a quello sostenuto dagli Stati Uniti nell'epoca di Bretton Woods: essa determinava il tasso di inflazione desiderato e gli altri paesi membri convergevano verso di esso. Chiaramente ci sono state grandi differenze in questi due ruoli e la più importante è quella riguardante la dimensione delle due economie. Gli Stati Uniti erano il maggior paese del sistema di Bretton Woods mentre le dimensioni dell'economia della Francia, dell'Italia e della Gran Bretagna sono più vicine a quella tedesca. La Germania attribuiva all'interno dello SME, una estrema importanza alla stabilità dei prezzi. Matthes sostiene infatti che il ruolo guida della Germania nello SME non derivava tanto dalle dimensioni dell'economia tedesca, ma piuttosto dall'importanza che essa attribuiva alla stabilità dei prezzi, mentre gli Stati Uniti e il dollaro rivestivano un ruolo guida nel sistema monetario internazionale indipendentemente dal fatto che gli Stati Uniti perseguissero o meno un obiettivo di stabilità in termini di inflazione.

La Germania ha svolto indubbiamente un ruolo dominante nello SME tanto che quest'ultimo è stato spesso identificato come un "area del marco" anche perché le autorità tedesche hanno sempre fissato in modo indipendente le politiche monetarie e ottenuto l'adeguamento passivo degli altri paesi.