Egitto: un anno senza Patrick Zaki
Salta al contenuto principale

Form di ricerca

  • ISTITUTO
  • PALAZZO CLERICI
  • MEDMED

  • login
  • EN
  • IT
Home
  • ISTITUTO
  • PALAZZO CLERICI
  • MEDMED
  • Home
  • RICERCA
    • OSSERVATORI
    • Asia
    • Cybersecurity
    • Europa e Governance Globale
    • Geoeconomia
    • Medio Oriente e Nord Africa
    • Radicalizzazione e Terrorismo Internazionale
    • Russia, Caucaso e Asia Centrale
    • Infrastrutture
    • PROGRAMMI
    • Africa
    • America Latina
    • Global Cities
    • Migrazioni
    • Relazioni transatlantiche
    • Religioni e relazioni internazionali
    • Sicurezza energetica
    • DataLab
  • ISPI SCHOOL
  • PUBBLICAZIONI
  • EVENTI
  • PER IMPRESE
    • cosa facciamo
    • Incontri su invito
    • Conferenze di scenario
    • Executive Education
    • Future Leaders Program
    • I Nostri Soci
  • ANALISTI

  • Home
  • RICERCA
    • OSSERVATORI
    • Asia
    • Cybersecurity
    • Europa e Governance Globale
    • Geoeconomia
    • Medio Oriente e Nord Africa
    • Radicalizzazione e Terrorismo Internazionale
    • Russia, Caucaso e Asia Centrale
    • Infrastrutture
    • PROGRAMMI
    • Africa
    • America Latina
    • Global Cities
    • Migrazioni
    • Relazioni transatlantiche
    • Religioni e relazioni internazionali
    • Sicurezza energetica
    • DataLab
  • ISPI SCHOOL
  • PUBBLICAZIONI
  • EVENTI
  • PER IMPRESE
    • cosa facciamo
    • Incontri su invito
    • Conferenze di scenario
    • Executive Education
    • Future Leaders Program
    • I Nostri Soci
  • ANALISTI
Daily focus

Egitto: un anno senza Patrick Zaki

08 febbraio 2021

È passato un anno dall’incarcerazione di Patrick Zaki, e la società civile si mobilita per chiederne la scarcerazione. Mentre in Egitto la repressione del dissenso e le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno.

 

ll 7 febbraio 2020 – esattamente un anno fa – veniva arrestato al Cairo Patrick Zaki. Il fermo era avvenuto appena lo studente egiziano aveva messo piede in Egitto, dove era tornato per una breve vacanza e per vedere i genitori. Arrivava da Bologna, dove si era trasferito dal settembre 2019 per seguire un master. Dopo l’arresto, 24 ore di blackout, durante le quali secondo le denunce di legali e attivisti Zaki è stato interrogato e torturato. Poi l'8 febbraio la formalizzazione dello stato di arresto. Da allora è nel carcere di Tora in attesa di processo, dopo svariati rinnovi di custodia cautelare con accuse che vanno dalla propaganda sovversiva al terrorismo, per alcuni post sui social da un account che il ricercatore dice non essere suo. Oggi, nel primo anniversario dalla sua detenzione, la mobilitazione italiana e internazionale è massiccia e tante sono le iniziative in programma. Dal web, con l'evento dell’Università di Bologna e la maxi maratona “Voci X Patrick” di Amnesty e Mei, ma anche in tante città italiane dove compariranno poster di per chiedere ‘Patrick Zaki libero subito’.

 

ISCRIVITI ALLA TAVOLA ROTONDA

 

Cos’è l’Eipr?

Patrick George Zaki, 27 anni, è iscritto ad un master internazionale in Studi di genere all'università di Bologna ed è attivista presso l’Iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr). Lo scorso novembre, tre dirigenti dell’organizzazione, da più di 18 anni in prima linea sui diritti umani erano stati arrestati dopo aver incontrato una delegazione di rappresentanti diplomatici occidentali. La loro scarcerazione, 15 giorni dopo, aveva fatto sperare anche per un rilascio di Zaki, che però non è avvenuto.

Tra le più autorevoli ong egiziane, Eipr si occupa anche di violenza settaria, repressione nei confronti delle persone LGBTQ e di monitorare la risposta delle autorità alla pandemia di COVID-19: da mesi i medici egiziani denunciano infatti la mancanza di protezioni individuali, respiratori e posti letto, rischiano di finire sotto interrogatorio. In un paese in cui l’epidemia ha causato finora oltre con 167mila casi totali e più di 9mila vittime, il governo ha annunciato inoltre che il vaccino contro il Covid-19 sarà distribuito a pagamento perché non ci sono abbastanza soldi per immunizzare la popolazione di 100 milioni di persone. Una decisione – denuncia l’Eipr – che di fatto lascia ‘scoperte’ le fasce più povere della popolazione, che non potranno permettersi di vaccinarsi. A lasciare perplessi, come sottolineato da più parti, è che l’Egitto che dice di non poter vaccinare i suoi cittadini sia al tempo stesso il terzo importatore al mondo di armi, e ha incrementato del 206% gli acquisti tra il 2014 e il 2018 per un giro d’affari di 15 miliardi di dollari.

 

La storia si ripete?

Secondo le organizzazioni per i diritti umani sono tra 60mila e 100mila i prigionieri politici egiziani attualmente detenuti in carcere. E in base alle leggi in vigore la detenzione preventiva può durare fino a due anni. Ma, ultimamente, a colpire è il ripetersi di arresti ai danni di studenti impegnati con progetti di ricerca o master all’estero. Come Patrick Zaki, insomma, ce ne sono altri. L’ultimo in ordine di tempo è Ahmed Samir Santawy, studente egiziano dell’università Ceu di Vienna, arrestato al suo rientro in Egitto e accusato di adesione ad un gruppo terroristico e diffusione di notizie e informazioni false e pericolose per lo Stato. La ong per cui ha collaborato denuncia: “In questi giorni lo hanno percosso, ma non sappiamo se oltre alle botte abbia subìto anche delle torture”. Ferite aperte per l’Italia, anche alla luce del doloroso precedente di Giulio Regeni, ben lontano dall’essere risolto, e che hanno portato ad una campagna di raccolta firme online per conferire la cittadinanza italiana onoraria a Patrick Zaki. Iniziativa che è stata anche rilanciata dalla famiglia del ragazzo. Viene così richiesto l’intervento delle istituzioni e un segnale forte per “passare dalle parole ai fatti”.

 

 

 

Dov’è l’Europa?

Nonostante mobilitazioni e proteste, poco è cambiato nella politica dell'UE nei confronti dell'Egitto e le raccomandazioni dei gruppi per i diritti umani e del Parlamento europeo rimangono in gran parte inascoltate. In una lettera aperta all’Unione Europea, numerose ong hanno denunciato il fatto che gli stati membri continuano a sostenere il governo egiziano vendendo armi, rafforzando la cooperazione e persino conferendo “prestigiosi premi al presidente Abdel Fattah al-Sisi”.

Rimanendo fedele ai propri impegni in materia di diritti umani, l'UE ei suoi Stati membri “dovrebbero elaborare una politica unitaria, coerente e strategica nei confronti dell'Egitto” affermano le ong, sottolineando che “la mancanza di coerenza politica mina la credibilità di Bruxelles e impedisce di affrontare i principali fattori di instabilità nella regione, generati tra l'altro dalla brutale soppressione dello spazio di espressione e di dissenso, nonché dalla diffusa impunità per le violazioni dei diritti umani”.

A un anno dall’arresto di Patrick Zaki, invece, il messaggio che il Cairo invia alla comunità internazionale – e ai suoi alleati a Washington e in Europa – è semplice: non c'è ruolo per la società civile in Egitto. L'unica voce rappresentativa nel paese dev’essere quella del presidente, del suo governo e dei suoi sostenitori. Per questo la stragrande maggioranza dei dissidenti politici vengono tacciati di ‘terrorismo’ e diffusione di notizie che attentano alla “sicurezza nazionale”.

 

 

Il commento

Di Matteo Colombo, ISPI Associate Research Fellow e ECFR

 

“Il caso Patrick Zaki è tante cose. Di sicuro però è un messaggio alla diaspora egiziana. Dimostra infatti che anche all’estero, e non solo in patria, gli egiziani devono imparare a pesare parole e azioni.  

In tal senso, il coinvolgimento dell’Unione Europea e la proposta di dare a Zaki la cittadinanza italiana, sarebbero segnali forti e una chiara dichiarazione di intenti. Proverebbero che sul caso Zaki l’Italia ha intenzione di andare fino in fondo”.  

 

 

* * *

A cura della redazione di  ISPI Online Publications (Responsabile Daily Focus: Alessia De Luca,  ISPI Advisor for Online Publications) 

Ti potrebbero interessare anche:

Tunisia’s National Strike: Turning the Tide?
USA: Biden alla corte di Bin Salman
Il Levante nel dedalo del suo gas
Ugo Tramballi
ISPI Senior Advisor
Visita in Israele: la tela di Draghi
Russia and the Gulf: Cooperation, No Matter What
Perché il Medio Oriente teme la guerra in Ucraina
Valeria Talbot
Co-Head, ISPI MENA Centre

Tags

Egitto Patrick Zaki Giulio Regeni MENA
Versione stampabile

Iscriviti alla Newsletter Daily Focus

SEGUICI E RICEVI LE NOSTRE NEWS

Iscriviti alla newsletter Scopri ISPI su Telegram

Chi siamo - Lavora con noi - Analisti - Contatti - Ufficio stampa - Privacy

ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) - Palazzo Clerici (Via Clerici 5 - 20121 Milano) - P.IVA IT02141980157