Le forze tigrine annunciano il ritiro da due regioni del nord. È la prima vera svolta per un cessate-il-fuoco dopo oltre un anno di conflitto.
La campagna in Tigray doveva durare solo qualche settimana. Invece rischia di diventare una delle peggiori carestie in Africa.
La guerra in Etiopia rappresenta il problema più scottante che toccherà i popoli del Corno d'Africa nel 2022 e avrà pesanti ripercussioni dal Sudan alla Somalia, dall'Eritrea al Kenya e oltre. Rappresenta inoltre uno dei problemi africani di maggiore criticità che la comunità internazionale si trova ad affrontare oggi.
Oggi l’Onu ha iniziato a evacuare le famiglie del personale internazionale dall’Etiopia. È solo l’ultima notizia di un “ritiro internazionale” dal paese. A Regno Unito e Usa, negli ultimi giorni si sono aggiunte Italia, Germania e Francia: tutti i governi consigliano ai propri cittadini di lasciare il paese, in una situazione che sembra poter precipitare.
Per la prima volta dall’inizio del conflitto in Etiopia, la possibilità che i ribelli tigrini prendano la capitale Addis Abeba non è più astratta.
L’incertezza sul futuro del paese aumenta: quali prospettive per il regime e per l’integrità dello stato etiope? Quali implicazioni a livello regionale e internazionale?
La crisi in Etiopia si aggrava di ora in ora. Da alcuni giorni i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf) sembrerebbero alle porte di Addis Abeba. Una situazione tanto preoccupante che il premier Ahmed ha fatto appello alla popolazione della capitale perché si armi per difenderla.
L’escalation del conflitto in Tigray sta mettendo in discussione il ruolo del paese come potenza in grado di garantire una relativa stabilità nel Corno d'Africa. La precarietà interna ostacola inoltre il piano idroelettrico di Addis Abeba, che da oltre dieci anni mira a proiettare il paese verso un futuro da esportatore di elettricità.
Le forze tigrine conquistano due centri strategici lungo la strada per Addis Abeba. E il premier Abiy Ahmed dichiara lo stato di emegenza e rivolge un drammatico appello alla nazione: “Combattere tutti per difendere l’Etiopia”.
Il governo di Addis Abeba espelle sette alti funzionari Onu: avevano denunciato la crisi umanitaria nella regione del Tigray.
Sullo sfondo di una gravissima crisi umanitaria, proseguono gli scontri in Etiopia, sempre più a rischio di sfaldarsi.
Il 28 giugno le forze di difesa del Tigray hanno occupato nuovamente la capitale regionale Mekelle, costringendo l'esercito federale etiope alla ritirata. Il governo, poco dopo, ha deciso di dichiarare un cessate-il-fuoco immediato e unilaterale, riflesso dei recenti successi militari del Fronte popolare di liberazione del Tigray. Dopo otto mesi di guerra, il conflitto entra nella fase forse più difficile per Addis Abeba, mentre la popolazione tigrina è nel mezzo di una gravissima crisi umanitaria, con circa 350.000 persone si trovano in situazione di carestia.
Il governo etiope ha dichiarato un cessate il fuoco immediato e unilaterale nella regione del Tigray, dopo quasi otto mesi di conflitto che hanno già generato più di 2 milioni di sfollati mentre centinaia di migliaia di persone stanno soffrendo una delle peggiori crisi alimentari al mondo. Cosa succederà adesso? Silvia Boccardi di Will e Francesco Rocchetti, Segretario Generale ISPI, ne parlano con Camillo Casola, analista ISPI del programma Africa.